Covid 19, focolaio alla Furlani: sono operai "esterni", domani nuovi test

I 24 positivi sono dipendenti di una cooperativa esterna che fornisce manodopera anche ad altre ditte trentine. A volte i lavoratori condividono anche l'abitazione: ecco la denuncia dei sindacati

Foto: EPA/MARWAN ALI

Focolaio covid a Trento, in un'azienda di lavorazione della carne. Si tratta della ditta Furlani di via Maccani. Il caso è stato scoperto dopo che due lavoratori si sono rivolti al proprio medico con evidenti sintomi. Lo screening avviato il giorno dopo dall'Azienda sanitaria provinciale ha portato a scoprire ben 24 contagi tra i lavoratori. Il nuovo focolaio (il secondo in un'azienda trentina dopo il caso Bartolini a Rovereto) ha portato a registrare nella giornata di mercoledì 2 settembre un picco di contagi in Trentino: +33 nuovi casi. Secondo quanto spiegano i sindacati si tratterebbe di lavoratori che vengono messi a disposizione da una cooperativa esterna alla ditta, e che lavorerebbero anche in altre aziende trentine del settore. 

La richiesta di prevenzione

“Il numero delle persone che ad oggi sono positive è importante: 24 dipendenti di una cooperativa esterna che fornisce lavoratori alla ditta trentina - affermano i tre segretari di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil -. L’azienda sanitaria sta monitorando con la massima attenzione la situazione. Per quanto ci riguarda chiediamo che si faccia un tracciamento scrupoloso dei contatti e si sottopongano a tampone tutti i lavoratori per circoscrivere in modo rapido il focolaio. Allo stesso tempo è necessario che Apss rafforzi i sistemi di controllo e monitoraggio in tutti contesti lavorativi e soprattutto in quelli più delicati come alimentare”. 

Tamponi e approfondimenti

Domani i tamponi verranno estesi anche ad altri dipendenti della stessa cooperativa, che opera per un’altra azienda trentina del settore. I segretari dei tre sindacati, Elisa Cattani, Katia Negri e Fulvio Giaimo, chiedono intanto che Azienda sanitaria e Uopsal svolgano tutti gli approfondimenti necessari per capire se il contagio è avvenuto all’interno dello stabilimento e se vengono rispettati tutti i protocolli di sicurezza. Non è escluso che il virus possa essersi diffuso nella comunità di lavoratori che condividono non solo il posto di lavoro, ma a volte anche le abitazioni. 

Un settore a rischio

Il mondo della lavorazioni carni che ha visto diversi focolai importanti in altre regioni italiane e anche all’estero. “Pur consapevoli che ci sono aziende sane e al di là del caso specifico dell’azienda coinvolta, il settore della lavorazione delle carni è caratterizzato da pessime condizioni di lavoro, rese più semplici da appalti e sub-appalti all’interno di un’impresa - spiegano i sindacati -. I lavoratori, il più delle volte giovani stranieri che non sempre conoscono l’italiano nè contratti e diritti, dipendono da cooperative esterne che non sempre rispettano in modo scrupoloso le norme. Questo quadro rende più complesso monitorare le situazioni aziendali e venire a contatto con i lavoratori. In una fase sanitaria delicata come quella attuale la situazione si complica ulteriormente”.

Strategie da mettere in campo

Flai, Fai e Uila ricordano che “questo è il secondo caso di focolaio su un luogo di lavoro e dimostra, purtroppo, come stabilimenti e contesti di lavoro possono essere luoghi a rischio. Per questa ragione è indispensabile mettere in campo tutte le strategie di prevenzione, partendo proprio dal mondo del lavoro per bloccare il diffondersi del contagio anche all’esterno”. Il sindacato e il coordinamento imprenditori provinciale nei giorni scorsi hanno avanzato ufficialmente la richiesta alla Giunta provinciale di un confronto sulle misure di prevenzione.

Focolaio Furlani: i contagiati ora sono cento

Giunta e Apss intendono attivare queste misure per ridurre al minimo i contagi da Covid-19 anche nei mesi autunnali e invernali e sono in attesa di una convocazione da parte del presidente Fugatti. Serve una campagna diffusa di test sierologici, test rapidi e tamponi, tracciamento dei positivi e la più ampia copertura possibile del vaccino antinfluenzale. “La posta in gioco è altissima e nessuno, in nessun settore produttivo, può permettersi un nuovo blocco totale. L’unico modo per evitarlo è fare prevenzione e pretendere la massima sicurezza”, concludono i sindacalisti.

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