Dolomiti Pride a Trento: in migliaia al corteo per le vie della città

In tanti si sono dipinti il viso o mascherati, altri esibiscono cartelli con slogan come "- obiettori + vibratori", oppure "Ma quale stato ma quale Dio, del mio corpo decido io"

Dolommiti Pride, Trento 8 giugno, foto di Simone Cargnoni

Non si può dire che il Dolomiti Pride di Trento non sia stato un successo e che non abbia richiamato attenzione. Il corteo - circa diecimila i partecipanti sono i numeri ufficiali - è partito da piazza Dante con oltre un'ora di ritardo sulla tabella di marcia, il tempo che la macchina organizzativa fosse a punto. In testa, a tenere lo striscione con la scritta 'Dolomiti pride' a tinte arcobaleno su sfondo bianco, il segretario dell'Arcigay del Trentino, Paolo Zanella, l'assessore provinciale Sara Ferrari e quello comunale Andrea Robol. In prima fila anche il segretario della Cgil, Franco Ianeselli. Mescolati tra la folla, anche l'assessore comunale Roberto Stanchina e il presidente del consiglio provinciale, Bruno Dorigatti. In piazza tanti colori, slogan, contrasti, acconciature e mise volutamente provocatorie e appariscenti, un bello scossone in un sabato pomeriggio trentino che sarebbe normalmente trascorso sonnolento nel caldo di giugno.

Tante le associazioni presenti, le 'famiglie arcobaleno' ad esempio, Arci, Anpi, Agedo, Centaurus, la Rete Elgbtqi*, l'Unione degli atei e degli agnostici razionalisti. In tanti si sono dipinti il viso o mascherati, altri esibiscono cartelli con slogan come "- obiettori + vibratori", oppure "Ma quale stato ma quale Dio, del mio corpo decido io". Una ragazza tiene in alto un cartello di cartone su cui ha scritto che "tutto ciò che conta è l'amore", ma un gruppo di Queer che si dice "contro la deportazione", la pensa diversamente: "L'amore romantico nuoce gravemente alla salute. Smettere si può", è scritto su uno dei cartelli che portano con loro. Alcuni sudamericani si sono mascherati da regine del carnevale e un bel gruppo di curiosi si ferma a scattare una foto con il telefono: è tutto uno scattare, un girarsi incuriositi e fermare il momento in una, dieci, cento immagini del pride trentino. Poco distante dei bavaresi in pantaloni di camoscio fanno il gesto della vittoria ma il nostro occhio è attratto dai 'pastafariani', che oltre ad un gonfalone bianco con scritte oro espongono un cartello che non ammette odio per le differenze, siano di genere o di preferenze sui sughi per la pasta: "Ama-triciana come te stesso". Cartello altamente condivisibile da chi scrive, come quello appesso ad uno dei camion con l'impianto audio: "Mi piace la patata ma supporto la parata".

La colonna sonora è un continuo revival anni Ottanta e Novanta, con escursioni nella disco music e in alcuni pezzi più recenti a ormai diventati classici: Ace of base, Madonna, Ed Sheeran, intervallati da alcuni cavalli di battaglia come Lady Marmalade, mitica canzone del 1974 delle Labelle. Sotto il gazebo dell'Arci si distribuiscono gadget e bandierine colorate, ma i più organizzati si sono portati l'abbigliamento per la situazione, tipo improbabili 'boa' dorati e copricapi da carnevale di Rio. Il corteo finalmente parte, aizatto dalle drag queen che dal carro principale invitano il popolo colorato del pride ad alzare le mani: "Siete pronti?", urla lo speaker verso le 15.45. "Buon pride a tutti!", aggiunge. La gente fischia e urla ma ancora non si parte. Non importa, si balla ancora un po', prima di partire, questa volta veramente, per le strade della città, destinazione Albere, per fare festa con la musica live fino a tardi.

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Fra i partecipanti non sono mancati i riferimenti polemici alle ultime esternazioni del ministro della famiglia Lorenzo Fontana. "E' il momento di resistere, di dire che noi esistiamo", ha detto il presidente di Arcigay Trentino, Paolo Zanella. Nel ricordare l'adesione alla manifestazione del meetup di Trento, Zanella ha chiesto al Movimento 5 Stelle di "prendere posizione sui diritti delle persone Lgbt". "E' una festa gioiosa che ha saputo coinvolgere la nostra città", ha detto il sindaco di Trento, Alessandro Andreatta. "Sono qui per vigilare contro ogni forma di discriminazione perché Trento è una città delle relazioni, del dialogo e del confronto, ed è inclusiva". "Sono qui a titolo personale, ma non mi sento fuori dal rappresentare il Trentino delle istituzioni che io credo non possa stare dove stanno i diritti, la difesa della libertà e del pluralismo", ha detto il vicepresidente della Provincia di Trento, Alessandro Olivi. "Io al posto del presidente Rossi - ha aggiunto - il patrocinio alla manifestazione l'avrei dato. Oggi abbiamo bisogno di essere presenti laddove c'è il rischio che la diversità venga esclusa".

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