Preoccupazione tra i lavoratori alle Poste di Trento: "La gente viene anche due volte al giorno"

In coda alle poste per uscire di casa, e dopo i due dipendenti morti nel bergamasco la paura tra i lavoratori cresce

Niente guanti, niente gel, una mascherina che dura ormai da più di tre giorni. Questa la situazione di tanti lavoratori delle Poste Italiane anche in Trentino. L'allarme per l'intera azienda è altissimo e la richiesta dei sindacati è quella di chiudere tutto. Richiesta che ha assunto toni ancor più disperati da quando due impiegati delle poste sono morti, nel bergamasco, in seguito ad un contagio da coronavirus. 

In Trentino Cgil, Cisl e Uil denunciano il silenzio dell'azienda nonostante le lettere di diffida inviate già prima dei due decessi. "I dipendenti postali non si sentono in sicurezza nel loro operare quotidiano, ma nonostante questo hanno finora svolto con sacrificio e abnegazione tutti i servizi di Poste S.p.A. - spiega una nota -. Ad oggi, Poste Italiane, a parte la riduzione del 50% del personale operante nelle sue strutture, non ha ancora applicato tutte le misure emergenziali previste dai decreti emanati dal Governo: siamo molto lontani dall’ottenere dispositivi di sicurezza (mascherine, gel e guanti monouso) in numero sufficiente per tutti i lavoratori che ogni giorno hanno contatto con il pubblico, siano essi applicati di sportelleria o addetti al recapito".

"Le mascherine ci sono state consegnate in ritardo, lo scorso venerdì - ci spiega un lavoratore delle poste di Trento -, quando l'emergenza era già in corso ci è stata consegnata una mascherina a testa. Niente gel, niente guanti. Non abbiamo nemmeno i pannelli di plexiglass protettivi che ormai si usano in tutti i supermercati. L'altra faccia del problema sono le persone che arrivano: qualcuno anche due volte al giorno, per uscire di casa. Andare alle poste è diventata una giustificazione. Ci sono scene incredibili, con persone che scavalcano le corde messe per mantenere le distanze".

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Nonostante siano pochissime le operazioni che richiedono di recarsi fisicamente in uno sportello delle poste, tantissime persone, tra cui naturalmente molti anziani, vedono l'ufficio postale come uno dei luoghi cardine della routine. Una routine alla quale evidentemente, proprio ora, fanno fatica a rinunciare. Il servizio postale, invece, potrebbe rientrare tra quei "servizi non essenziali" per i quali i sindacati chiedono la chiusura immediata. Una questione sulla quale la parola spetta al Governo.

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