Coprifuoco alle 22 tra ipotesi e realtà, ma potrebbero deciderlo le regioni

Un conto è la chiusura dei locali, altro è il coprifuoco, ovvero il divieto di uscire di casa

Coprifuoco alle 22 e didattica a distanza per le ultime due classi delle superiori. Le ipotesi che rimbalzano sui media nazionali in questi giorni di impennata dei contagi vengono da fonti certe, ma si tratta pur sempre di ipotesi. Che il Governo sia pronto a soluzioni più drastiche per tentare di correre più veloce della diffusione del virus, e non di rincorrerla, non è mistero. 

C'è innanzitutto da distinguere tra due proposte ben diverse: un conto è la chiusura dei locali pubblici alle 21 (secondo il Giornale) o alle 22 (secondo il Corriere della Sera), ben diverso il "coprifuoco" alle 22 che, lanciato come prospettiva dal Fatto Quotidiano, sta rimbalzando sui titoli dei contenuti web in queste ore. "Coprifuoco", in un'interpretazione letterale, significa: tutti a casa. Divieto di uscire se non per comprovate necessità, ma questo sarebbe più attinente ad uno scenario da "mini-lockdown" che Conte per il momento ha ecluso. A decretarlo, però, potrebbero essere le single regioni alle quali il Dpcm lascia la facoltà di prendere misure più restrittive (ma non, chiaramente, più permissive) rispetto a quelle nazionali.

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Mentre il Corriere della Sera spiega che ragionando con scienziati, collaboratori e ministri, il premier si è convinto a soppesare altre regole restrittive, sulla falsariga delle norme adottate in Francia. Il coprifuoco è una cosa che si sta valutando, ammettono a Palazzo Chigi, dove stanno arrivando molte pressioni dai cittadini per fermare quel che resta della «movida». Domani si riunirà il Consiglio dei ministri e se l’idea supererà le resistenze della parte più cauta del governo, un nuovo provvedimento potrebbe imporre a bar, ristoranti e altri pubblici esercizi di abbassare le saracinesche alle 22. E ai cittadini di uscire di casa oltre quell’ora. «A me questa misura non risulta», frena il ministro Roberto Speranza.

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