Doppia paternità, parla la coppia di padri: "Abbiamo agito nell'interesse dei figli"

Parla la coppia che ha ottenuto la doppia paternità sui figli, adottati dal Canada. "Sentiamo una forte responsabilità, ma siamo anche una famiglia normale, insieme da 23 anni"

"Siamo consapevoli della portata storica di questo riconoscimento e in questo momento sentiamo la responsabilità di testimoniare l’esistenza di famiglie come la nostra, ma siamo anche una famiglia come tutte le altre". Su espressa volontà della coppia omosessuale che ha recentemente ottenuto la "doppia paternità" per  una coppia di gemelli nati in Canada, l'avvocato Alessandro Schuster ha divulgato questa  mattina le dichiarazioni dei due assistiti. La storica sentenza, pronunciata lo scorso 23 febbraio, è stata già impugnata dalla Procura di Trento, e per la coppia si prospetta, dopo la vittoria in appello, una lunga battaglia. 

"Pur nel rispetto di tutte le opinioni che temi sensibili come questo possono sollevare, noi pensiamo che maggiore attenzione vada riservata al fatto che, una volta esistente, la famiglia omogenitoriale si trova a essere priva di tutele per i figli e i genitori - si legge nelle dichiarazioni della coppia - La mancanza di sicurezza è ciò che ci ha spinto a intraprendere un percorso legale che, a differenza dell’adozione in casi particolari, potesse garantire ai nostri figli il rapporto pieno e paritetico con entrambi i genitori e le loro famiglie di origine".

Lo stesso principio, quello di garantire i figli, ha mosso anche il Giudice dellla Corte d'Appello. La Procura, impugnando la sentenza, fa invece leva sull'appartenenza dei genitori allo stesso sesso, quando la Costituzione parla ancora di uomo e donna. Il problema si complica in virtù del fatto che i bimbi sono anche cittadinii canadesi, ed in quel Paese l'uonione di persone dello stesso sesso è contemplata dalla legge. 

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Una battaglia per la "normalità" che rischia però di stravolgere una famiglia "come tutte le  altre", spiegano i due, conviventi  da ventitrè anni, con il pieno appoggio  delle famiglie d'origine. "Proprio perché per noi è prioritario garantire la serenità e il normale svolgimento della vita quotidiana dei nostri bambini abbiamo deciso di non rilasciare alcuna intervista ai media che, pur giustamente, cercano di incontrarci - si legge nella lettera - sentiamo la responsabilità di testimoniare l’esistenza di famiglie come la nostra, famiglie che non chiedono altro che di vedere tutelato il diritto dei propri figli al riconoscimento legale dei propri legami parentali, esattamente come tutti i figli in tutte le famiglie".

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