Comitato 'Bollait': lana a filiera corta per ritrovare le tradizioni

"Tutti ci hanno concesso la lana in forma gratuita, risparmiando il fatto di doverla smaltire. Addirittura sono arrivati pastori dalla Val di Fiemme, dal Pinetano e dalla Valsugana"

Promuovere la filiera corta attraverso il recupero di una tradizione legata alla lana, che nel tempo si è persa, provocando spesso sprechi e una sempre minore diffusione della pastorizia. A dare respiro e vita a questo progetto è un gruppo di donne con il comune interesse per la lavorazione della lana. Feltro e gomitoli di filato hanno infatti unito Barbara Pisetta, Daniela Dalbosco, Giovanna Zanghellini, Vea Carpi che tra un lavoro e l'altro si sono scambiate idee e percezioni della valle che vivono, la valle dei Mòcheni, rendendosi presto conto che la loro passione avrebbe potuto diventare qualcosa in più, un punto fermo dell'economia dei loro paesi.

Ogni anno vengono prodotti in Val dei Mòcheni tra i 3 e i 4 mila chilogrammi di lana che viene per lo più buttata, rappresentando un rifiuto speciale, costoso da smaltire. "L'idea di poter valorizzare la lana, facendola tornare ad essere una risorsa del territorio piuttosto che un rifiuto, insieme alla convinzione che questo progetto sia lungimirante e possa aprire nuove opportunità non solo per il comune di Palù ma per l'intera Valle, ha guidato la scelta dell'amministrazione comunale nel sostenere da subito il progetto Bollait. Per questo spero che tutti i residenti della valle possano riconoscersi e sostenere questo progetto". Stefano Moltrer, sindaco del Comune di Palù del Fersina, è detto orgoglioso di vedere tanto fermento.

Il Comitato Bollait, Gente della Lana, è composto da Vea Carpi, Silvia Conotter, Daniela Dalbosco, Stefano Moltrer, Barbara Pisetta Giovanna Zanghellini. La sua storia la racconta Barbara Pisetta: "Tutto è iniziato con la ricerca della lana – afferma davanti al pubblico –: contattando i pastori della valle ci siamo immediatamente rese conto dell'entusiasmo che dimostravano. Tutti ci hanno concesso la lana in forma gratuita, risparmiando il fatto di doverla smaltire. Addirittura sono arrivati pastori dalla Val di Fiemme, dal Pinetano e dalla Valsugana ad offrirci la loro lana". L'intraprendenza del gruppo di donne, l'entusiasmo dei pastori, l'impegno istituzionale ed economico del Comune di Palù hanno permesso di raccogliere mille chili di lana grezza che è stata inviata a Biella, uno dei principali centri tessili in Italia, dove è stata lavata e curata. 

Da Biella sono ritornati circa 500 chilogrammi di lana pronta all'utilizzo, tra feltro, fiocco e filato di vario genere: "La lana è tornata da Biella a febbraio – continua Pisetta – e abbiamo percepito subito il fermento. Abbiamo iniziato a lavorarla e ci ha fatto piacere che alcune donne della valle appassionate di lavoro a maglia ce l'abbiano chiesta da provare". A ispirare il lavoro del Comitato Bollait alcune esperienze virtuose, in particolare quella della Val d'Ultimo: "Abbiamo avuto la possibilità di conoscere da vicino l'esperienza della Val d'Ultimo – racconta Vea Carpi – e immediatamente il pensiero è stato “anche nella nostra valle ci sono i presupposti!”. Abbiamo iniziato e ci siamo buttate in questa esperienza. Ora il nostro obiettivo è riuscire a vendere la lana e i manufatti per riuscire a pagare la lana ai pastori, proprio come accade in Val d'Ultimo".

Un intervento significativo anche quello di Daniela Dalbosco che, oltre ad essere una delle consigliere di Bollait è anche presidente dell'associazione Pirlo, realtà che riunisce alcuni ristoratori e proprietari di strutture ricettive della valle: «Voglio fare un invito a tutti i membri di Pirlo perché mettano entusiasmo e fiducia nel progetto di Bollait – afferma –: la Val d'Ultimo ci insegna che una filiera di questo tipo porta indotto al territorio anche in termini di turismo. Per questo l'invito è quello di promuovere un angolo Bollait nelle strutture ricettive e comunicare coesione sociale e identità".
 

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