L'assessore in acciaieria, gli ambientalisti: oltre al casco opportuna la mascherina

Il Comitato 26 gennaio: "Ci fa piacere che l’assessore ammetta che nel passato lo stabilimento siderurgico sia stato teatro di anni di 'speculazioni finanziarie' sulle quali ci chiediamo se vi sia stata conoscenza degli addetti servizi di controllo"

"Ad ogni modo è suggestivo come nel servizio audiovisivo in cui parla di tutela ambientale, alle sue spalle si sollevino nuvoloni di polveri (di certo non al gelsomino) che, come si vede dalla forte diffusione dei raggi solari che penetrano dalle feritoie del capannone mentre camminano tutti tranquillamente con tanto di casco protettivo, invadono anche l’interno dello stabilimento. Forse sarebbe stato opportuno mettersi anche una mascherina oltre il casco". Lo afferma una nota del Comitato 26 Gennaio, che commenta la visita dell'assessore provinciale allo sviluppo economico, Alessandro Olivi, allo stabilimento siderurgico di Borgo Valsugana, BVS Srl, e le dichiarazioni audiovisive fatte da lui e dall’amministratore delegato dell’azienda in alcuni servizi informativi.

"Ci fa piacere innanzitutto che l’assessore ammetta che nel passato lo stabilimento siderurgico, maldestramente collocato in una valle totalmente inadatta dal punto di vista meteo-orografico, sia stato teatro di anni di 'speculazioni finanziarie' sulle quali ci chiediamo se vi sia stata conoscenza degli addetti servizi di controllo sin da allora o la notizia sia trapelata solo ora - si legge nella nota del Comitato -. Sarebbe interessante avere dallo stesso assessore tutti gli elementi relativi a tali speculazioni finanziarie visto che ne riporta la passata esistenza. Ci sorprende come lo stesso assessore, subito dopo, si lagni con un 'ahimè' del tramonto di un’idea passata d’industria sebbene lo si possa probabilmente attribuire ad un’incorretta o frettolosa impostazione del concetto". 

Per quanto riguarda le affermazioni dell’amministratore delegato, i comitati ambientalisti della zona, ricorda ancora la nota, hanno "fatto eseguire da professionisti indagini nanodiagnostiche di biopsie tumorali di pazienti guariti o deceduti della zona, hanno eseguito con professionisti un’indagine sui muschi per rilevare la presenza di nanoparticelle d’origine siderurgica nella zona, hanno eseguito analisi di matrici organiche ed inorganiche da laboratori tedeschi per la rilevazione di diossine, furani, PCB e metalli pesanti, etc". Nella nota, il Comitato 26 gennaio chiede inoltre "se le 29mila tonnellate prodotte nel solo mese di novembre (delle 84mila prodotte in questi 4 mesi d’attivitá), quindi il 35% sinora prodotto dalla ripresa della produzione, siano responsabili del piccato peggioramento delle PM2.5 rispetto al novembre 2016, d’inattivitá dello stabilimento. Nel novembre 2016 lo scarto medio fu di 0.8microgrammi/metro cubo mentre nel novembre 2017 lo scarto medio fu di 3.7microgrammi/metro cubo sopra la media provinciale fatta con le misure di Trento e Rovereto (dati Appa), tra l’altro, cittá rispettivamente con 100000 e 40000 abitanti".

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