Alcol, regioni alpine in cima alla classifica: anche il Trentino a rischio

Ecco i dati presentati oggi nella Relazione del Ministero della Sanità: in Trentino 3,3 decessi attribuibili ad alcol ogni 100.000 abitanti

Di alcol si muore. Lo rivela, purtroppo, la Relazione del Ministro della Salute al Parlamento sugli interventi per problemi alcol correlati, presentata oggi a Roma. L’analisi della mortalità attribuibile all'alcol a livello regionale fa emergere una variabilità piuttosto elevata. Le regioni che hanno fatto registrare i livelli più elevati di mortalità (i dati si riferiscono al 2014) e con valori statisticamente superiori al dato medio nazionale (2,20 per 100.000 abitanti) sono state la Provincia Autonoma di Bolzano (7,67 per 100.000 abitanti), il Friuli Venezia Giulia (3,79 per 100.000 abitanti), il Piemonte (2,71 per 100.000 abitanti),la Calabria (3,01 per 100.000 abitanti) la Sardegna (3,26 per 100.000 abitanti),; un tasso estremamente elevato, seppur non statisticamente significativo (in rapporto al numero di abitanti ndr)  è stato registrato anche nella Provincia Autonoma di Trento (3,31 per 100.000 abitanti). 

In Provincia di Trento La prevalenza dei consumatori di almeno una bevanda alcolica nel 2016 è pari a 78,9% tra gli uomini e 53,7% tra le donne e per entrambe i generi non si registrano variazioni significative rispetto alla precedente rilevazione; la prevalenza delle consumatrici di aperitivi alcolici è superiore alla media italiana così come per la prevalenza di consumatori di birra; si registrano infine valori di prevalenza inferiori alla media nazionale delle consumatrici di vino e dei consumatori di amari. L’analisi delle modalità di consumo evidenzia che le prevalenze dei consumatori fuori pasto e dei binge drinker (chi beve con l'intento di ubriacarsi, in un intervallo di tempo relativamente breve, indipendentemente dal tipo di bevanda) sono superiori alla media italiana sia tra gli uomini sia tra le donne, e per gli uomini, anche la prevalenza dei consumatori a rischio. 

I dati evidenziano come il fenomeno, in generale, sia molto più diffuso nell'Italia settentrionale. In questo panorama i dati più allarmanti arrivano dalla Provincia di Bolzano (sopra la media nazionale per quasi tutti i valori relativi al consumo), seguita da Valle d'Aosta e Friuli Venezia Giulia, mentre in Trentino il fenomeno sarebbe meno radicato. Gli utenti in carico al servizio sanitario o sociale sono amuentati in entrambe le province passando, a Trento, dai 2.308 del 2011 ai 2.873 del 2016, addirittura raddoppiati nelloo stesso periodo in provincia di Bolzano da 1.362 a 2.167. Nel 2016 sono state registrate in provincia di Trento 758 dimissioni ospedaliere per diagnosi totalmente attribuibili all'alcol, 1282 in provincia di Bolzano. 

A livello nazionale si osserva una diminuzione rispetto all’anno precedente dei consumatori giornalieri (nel 2015 erano il 22,2%), mentre cresce la quota di quanti consumano alcol occasionalmente (dal 42,2% al 43,3%) e quella di coloro che bevono alcolici fuori dai pasti (nel 2014 erano il 26,9%, nel 2015 il 27,9% e nel 2016 il 29,2%). Si consuma più alcol al Nord, soprattutto nel Nord-est (69,1%) e tra i maschi (79,4%). Dato interessante: Il consumo di alcol aumenta al crescere del titolo di studio. Tra le persone di 25 anni e più, la quota di consumatori di bevande alcoliche aumenta al crescere del titolo di studio conseguito, ciò avviene soprattutto per le donne. 

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