Lunedì, 2 Agosto 2021
Cronaca

Chico Forti, anche il vescovo di Trento per lui: "Servono buon senso e umanità"

Un altro trasferimento per il trentino detenuto negli Stati Uniti d'America dai primi anni Duemila, sono centinaia di migliaia le persone che lo stanno aspettando in Italia

Chico Forti sta davvero viaggiando, seppure con molta lentezza, verso l'Italia? Il 62enne produttore televisivo e velista è stato condannato all'ergastolo il 15 giugno del 2000 negli Stati Uniti d’America per l’omicidio di Dale Pike avvenuto il 15 febbraio di due anni prima. La vicenda giudiziaria di Forti è tornata alla ribalta da pochi anni, grazie ai media e a L'Onda di Chico, composta da sostenitori del trentino ritenuto "ingiustamente condannato".

Come riportano Le Iene sui loro canali social: "Chico Forti mesi fa, in attesa di essere trasferito in Italia, era stato assegnato ad un'altra struttura detentiva ed oggi ci ha fatto sapere che da qualche giorno è stato nuovamente spostato presso un'altra divisione". Nel post anche una foto di Chico in compagnia di Valdosta, un golden retriever.

L'auspicio dell'arcivescono di Trento

“Buon senso e umanità”. È l’auspicio dell’arcivescovo di Trento, Lauro Tisi, in merito alla complessa vicenda giudiziaria del trentino Chico Forti, da ventuno anni in carcere in Florida e in attesa del trasferimento in Italia, annunciato come imminente alla fine del 2020.

 “Una vicenda - commenta don Lauro - per la quale si sperava in una svolta repentina, avendo raggiunto una sostanziale intesa istituzionale in tal senso. Auspico venga fatto tutto il possibile per sciogliere definitivamente e con tempi certi i nodi che impediscono a quest’uomo di poter tornare nella terra in cui è nato e abbracciare i propri cari, in particolare l’anziana madre Maria, ultranovantenne, che non vede il figlio da tredici anni e alla quale va il mio pensiero affettuoso”. 

Sono moltissimi ormai, da tanto tempo, che attendono il rientro di Chico in Italia, non solo la sua familglia, perché centinaia di migliaia di persone hanno gli occhi puntati su questa storia e chiedano che venga trattata con buon senso. “Lo reclama - conclude don Lauro - il buon senso, prima ancora dell’applicazione della legge. E lo chiede quel sentimento minimo di umanità, da cui anche il doveroso percorso della giustizia non può mai allontanarsi”.

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