Cronaca

Femminicidio di Agitu: si pensa a motivi economici ma c'è l'ombra della violenza sessuale

Adams Souleimani, 32enne del Ghana, era tornato a vivere insieme alla titolare della "Capra felice". Nella notte ha confessato l'efferato gesto

L'uccisione di Agitu Ideo Gudeta, la "pastora felice" della Val dei Mocheni, ha sconvolto il Trentino e l'opinione pubblica nazionale. La donna è stata trovata senza vita nella sua casa, nella serata di martedì 29 dicembre. Adams Suleimani, suo collaboratore, è in carcere con l'accusa di omicidio: il 32enne ghanese, dipendente del piccolo caseificio che Agitu gestiva da quasi dieci anni nelle montagne del Trentino, avrebbe confessato durante la notte. Nelle ricostruzioni dei carabinieri il movente economico e quello sessuale si sovrappongono. 

Adams confessa: "L'ho uccisa e violentata"

Il procuratore di Trento, Sandro Raimondi, in una nota diffusa al termine delle indagini parla di un "omicidio particolarmente efferato con risvolti anche di violenza sessuale di genere da parte dell’autore del reato.” Le indagini sono state particolarmente rapide: gli inquirenti hanno assicurato alla giustizia il reo confesso nel giro di 4 ore.

Arrestato nella notte il collaboratore

Arrestato dopo il ritrovamento del corpo e dell'arma del delitto, un martello, Suleimani avrebbe parlato di lite scoppiata per il mancato versamento di uno stipendio. Ha confessato nel corso della notte dopo ore di interrogatorio ai carabinieri guidati dal tenente colonnello Michele Capurso, comandante del reparto operativo di Trento, e coordinati dal sostituto procuratore Giovanni Benelli.

Chi era Agitu: la pastora della Val dei Mocheni

Successivamente è stato condotto in carcere. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti Agitu, colpita alla testa, sarebbe stata violentata mentre era a terra agonizzante dopo essere stata colpita 4 o 5 volte con il martello alla testa. Il 32enne, che aveva lavorato in passato per Agitu Gudeta, ed era tornato su richiesta della donna circa due mesi fa ad occuparsi del pascolo delle capre, viveva nell'abitazione di lei, al primo piano del Maso Villalta, nel comune di Frassilongo.

A trovare la donna già morta, in camera da letto, sono stati i vicini di casa, allertati da un conoscente della vittima preoccupato perché la donna non era andata a un appuntamento. La notizia si è diffusa nella serata di martedì 29 dicembre accompagnata dallo sgomento di tutta la comunità trentina. Il presidente della Giunta provinciale Maurizio Fugatti ha subito diffuso un messaggio di cordoglio. Non si contano i messaggi di dolore e rabbia su Facebook da parte delle tante persone, trentini e non, che l'avevano conosciuta e sostenevano la sua attività. A Trento è stata organizzata una fiaccolata silenziosa per ricordarla.

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