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Cementificio, si leva un'altra nuvola di fumo. Gli ambientalisti preparano la protesta

Fridays for future: "L'impianto va chiuso". Rossato (FdI): "Serve un modello compatibile con il biotopo del lago di Toblino e il biodistretto della valle dei laghi"

Nella mattinata di giovedì 5 maggio una nuova nuvola di fumo si è levata dal cementificio di Sarche di Madruzzo di proprietà di Italcementi, azienda leader nel settore. Una colonna di fumo nera si era sprigionata anche lo scorso 20 aprile in occasione della riaccensione dei forni, spenti nel 2015 e che ora - nelle parole del direttore tecnico Agostino Rizzo - rimarranno accesi "almeno per i prossimi 20 anni".

Venerdì 29 aprile un corteo organizzato dalla sezione trentina del movimento ambientalista giovanile Fridays for future (Fff) aveva sfilato in valle dei Laghi per protestare contro la riaccensione. "Il fumo - è l'accusa di Fff - è solo un segnale di di quello che dovranno subire la valle e i suoi abitanti se il cementificio continuerà a funzionare. Ancora una volta la Provincia mette il profitto davanti alla salute delle persone e dei territori, mentre allo stesso tempo tenta di far passare il Trentino per una cartolina, con lo slogan canzonatorio 'Respira, sei in Trentino'".

Corteo stop cementificio Sarche-2

Ad oggi a nulla sono servite le 1.286 firme consegnate lo scorso settembre al presidente del Consiglio provinciale trentino Walter Kaswalder dal comitato "Salviamo la valle dei Laghi". Gli ambientalisti però non si arrendono: "Chiediamo la chiusura immediata dei forni - tornano a ribadire i ragazzi di Fff che annunciano nuove iniziative di protesta nei prossimi giorni -. Ormai è evidente come la salute del territorio venga messa da parte per continuare a giustificare questi eventi".

Sul punto è intervenuta anche la consigliera di Fratelli d'Italia Katia Rossato, che giovedì 5 maggio ha preso parte a un incontro pubblico organizzato a Calavino (Comune di Madruzzo). "I cittadini - spiega la consigliera - sono preoccupati anche dall’utilizzo di esplosivo nella cava vicino alla fabbrica per ottenere gli inerti necessari alla produzione cementiera. Le vibrazioni causate dalle detonazioni sarebbero talmente forti da provocare scosse all’interno delle abitazioni potenzialmente in grado di arrecare danni alle stesse e alle persone che vi risiedono".

C'è poi la questione del biotopo del lago di Toblino, nonché del biodistretto della valle dei laghi, messi a rischio dall'attività del cementificio. "Serve - conclude Rossato appellandosi al vicepresidente della Provincia nonché assessore all'Ambiente Mario Tonina - un modello sostenibile a basse emissioni compatibile con la valle".

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