Smantellata cellula anarchica responsabile di alcuni attentati: arrestata anche una trentina

Blitz dei carabinieri del Ros su mandato della Procura di Roma. Ecco di cosa sono accusati gli anarchici

C'è anche una 31enne trentina tra le sette persone arrestate nell'ambito dell'operazione del Ros denominata Bialystok, che ha visto lo smantellamento di una cellula eversiva anarco-insurrezionalista a Roma.

Il gruppo aveva la sua base in un centro sociale della capitale e puntava a fare risorgere risorgere il movimento anarchico anche attraverso alcuni attentati. Ma nella mattinata di venerdì 12 giugno i carabinieri del Ros hanno dato esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare, richiesta dalla Procura della Repubblica di Roma ed emessa dal Gip del Tribunale, nei confronti di 7 militanti.

In base a quanto emerso dalle indagini, la trentina arrestata e altri due membri del gruppo, attraverso piccoli lavori stagionali in Francia e Svizzera, ricorrevano all'indennità di disoccupazione da rimpatrio elargita dallo Stato per chi viene licenziato all’estero, allo scopo di sostenersi economicamente nella 'comune' del centro sociale romano e dedicarsi completamente alla causa insurrezionalista.

L'operazione Bialystok 

I sei uomini e la donna trentina finiti in manette sono ritenuti responsabili di "associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico, atto di terrorismo con ordigni micidiali ed esplosivi, detenzione e porto di materiale esplosivo, istigazione a commettere delitti contro la personalità dello Stato, oltre che incendio e danneggiamenti aggravati dalla finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico".

Il provvedimento di arresto è scaturito dall'indagine investigativa avviata a seguito dell'attentato alla stazione dei carabinieri di San Giovanni, compiuto il 7 dicembre 2017 e rivendicato dalla sigla terroristica 'Cellula Santiago Maldonado - Federazione Anarchica Informale–Fronte Rivoluzionario Internazionale'. E tra gli arrestati c'è anche una della persone ritenute responsabili di quell'attentato che - compiuto attraverso un ordigno artigianale, nascosto in un termos di metallo e contenente 1,6 chili di esplosivo - aveva provocato danni all'ingresso della caserma e per poco non aveva investito con la sua esplosione una passante.

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Il gruppo, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, mirava a "riorganizzare il movimento anarchico superando 'ogni localismo', per avviare una nuova fase dell'insurrezionalismo, che avvicinasse i diversi gruppi, così da colpire l'organizzazione democratica e costituzionalmente organizzata dello Stato". La cellula smantellata, che aveva legami con altre organizzazioni anarchiche in Grecia, Cile e Germania, è ritenuta responsabile di attentati compiuti a Firenze, La Spezia e Teramo.

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