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Regeni e gli altri: al Book Festival il 'caso Egitto', una dittatura sanguinosa

Un racconto di violenza, quello di Antonella Beccaria, giornalista che ha richiamato sabato sera tante persone alla Casa della cultura di Caldonazzo durante il Trentino Book Festival con il suo "Morire al Cairo"

Giovane, aperto al mondo, ricercatore con delle proprie idee. Facile per tanti immedesimarsi in Giulio Regeni. Un racconto di violenza, quello di Antonella Beccaria, giornalista de Il Fatto Quotidiano, che ha richiamato sabato sera tante persone alla Casa della cultura di Caldonazzo durante il Trentino Book Festival. Il suo “Morire al Cairo” non è un romanzo, perché la violenza si riassume anche in freddi numeri: 1400 casi di violenza, 1700 persone condannate a morte, 150 casi di persone scomparse solo a febbraio 2016 e nello stesso mese 85 torturati e 50 morti fra i detenuti.
 
All’incontro è intervenuto anche il ricercatore Lorenzo Ferrari, che ha sottolineato come "non ci sia un caso individuale Regeni, ma si debba parlare di un “caso Egitto”. L’uccisione di Giulio Regeni non è stato un incidente, ma rientra in un sistema di ricatti incrociati dove ognuno ha degli scheletri nell’armadio". Li ha la Francia, con Hollande che è andato in Egitto in missione con gli imprenditori transalpini senza chiedere nulla del cittadino francese residente in Egitto Eric Lang torturato nel 2013 e morto dopo 13 giorni in cella. 

Ma li ha anche l’Università di Cambridge, che ha mandato Regeni in Egitto e ora non vuole 'sporcare' la propria reputazione. "Regeni è un ricercatore – spiega Gaspare Nevola, professore di scienza politica all’Università di Trento – che è morto per delle idee. Su di lui si è riversato il male". Beccaria invita quindi a non attenersi alle versioni ufficiali. "Nel libro, scritto assieme a Gigi Marcucci, abbiamo cercato di raccontare storie di 'altri Regeni'". Tra i quali Davide Romagnoni, leader del gruppo musicale 'Vallanzaska', incarcerato per aver fotografato un aereo al decollo. 

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