Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca

Caso Pedri, continuano le ricerche e le indagini: ora bisogna arrivare alla verità

Testimonianze, messaggi, lettere. Sono sempre di più gli elementi raccolti intorno a questa vicenda estremamente delicata

La storia di Sara Pedri, la ginecologa di Forlì scomparsa a Cles il 4 marzo è diventato un caso nazionale. Dopo alcune settimane dalla sua scomparsa sono emersi dettagli sempre più intensi e sconcertanti di quella che sarebbe stata la sua vita prima di sparire. Sara era arrivata in Trentino, il suo posto sarebbe dovuto essere in ginecologia a Cles, ma il punto nascite era temporaneamente chiuso e così si era trovata in reparto a Trento. La dottoressa è rimasta tre mesi e mezzo in Trentino a lavorare, poi, il 3 marzo, prima di sparire, ha consegnato una lunga lettera di dimissioni. Una missiva ancora non pubblica ma che potrebbe contenere altri elementi che possano raccontare fino in fondo la sua storia e quella sofferenza che amici e familiari hanno riportato durante le ultime settimane. La sorella Emanuela ha ricordato più volte una frase pronunciata da Sara: "mi sento terrorizzata"

In un primo momento, nei primi istanti in cui Sara è scomparsa, è immediatamente calato il silenzio intorno alla sua storia. Un silenzio dato dalla preoccupazione, evoluta in dolore. La forza della sorella Emanuela Pedri, però, ha fatto sì che questa storia non rimanesse nel buio, in un angolo. La sua energica spinta alla ricerca della verità ha portato amici, colleghi e anche conoscenti a farsi avanti, a raccontare quante più cose possibili su Sara, sulla sua gioia di vivere, la sua preparazione e professionalità e su quel cambiamento dell'ultimo periodo che non convinceva. 

A febbraio, Sara era tornata a casa qualche giorno, dimagrita, con l’orticaria, si mangiava le unghie. "Aveva questo tremore, faceva dei gesti - aveva raccontato la sorella -. Si abbracciava lo stomaco, si allontanava il colletto spesso perché le dava fastidio. Sentiva pesante tutto ciò che indossava dagli occhiali, agli orecchini, alle collane, agli anelli". Dopo questi primi racconti a Chi L'Ha Visto? sono arrivate altre testimonianze, messaggi come "finora i risultati ottenuti sono solo il terrore. Sono stata richiamata anche perché ho perso troppo peso" e anche "L'ha mortificata e fatto credere di avere anche cose sbagliate nei confronti di dei pazienti e questo è il pensiero peggiore che si possa far credere a un giovane in crescita professionale". Fino ai racconti shock di persone che hanno gravitato attorno a quel luogo. 

Quello che è accaduto tra giugno e luglio, ovvero da quando la storia di Sara è diventata un caso nazionale, sono tanti i tasselli che hanno iniziato a muoversi: la formazione della commissione di indagine interna, messaggi e testimonianze sempre più numerose di persone che hanno lavorato o lavorano in quel luogo, di amici di Sara, le inaspettate dimissioni del direttore generale dell'Azienda sanitaria Pierpaolo Benetollo, gli ispettori Ministeriali in visita per fare chiarezza sulla vicenda. E, infine, quell'ultima lettera, definita un "maldestro tentativo" di chiamare a raccolta le persone che lavorano nel reparto di ginecologia, circolata proprio nei giorni in cui girano nella struttura gli ispettori. 

La storia di Sara, però, non è solo un'indagine penale, non deve ridursi a questo. E per questo motivo politici e sindacati continuano a farsi sentire, a muoversi, a chiedere che venga fatta luce su ogni aspetto, non solo sulla storia di Sara Pedri, lei ha alzato il velo di una situazione che, viste le testimonianze, non è iniziata con lei. Lo aveva sottolineato anche il consigliere provinciale Claudio Cia affermando che trovava "paradossale che solo ora ci si porga il problema. Per anni sono arrivate comunicazioni all'azienda sanitaria e all'assessorato: mail, pec, raccomandate, richieste di aiuto da parte dei sanitari". La campagna di ricerca, inoltre, prosegue.

La tenacia della sorella Emanuela, insieme a tutte le testimonianze arrivate anche in Procura a Trento, non fanno spegnere la luce intorno al caso. In una lettera ci sono 70 ostetriche che chiedono di essere ascoltate tutte: "desideriamo esporvi la nostra posizione riguardo la convocazione da parte della commissione di indagine, al fine di raccogliere elementi conoscitivi oggettivi sulla vicenda della dottoressa scomparsa e sul "clima" del reparto". Alle telecamere di Chi L'Ha Visto? hanno preso la parola tantissime persone vicine a lei o che potessero raccontare qualche dettaglio. E a queste, Emanuela ha detto "non so come ringraziare tutte quante, che mi commuovono e mi danno una gioia grande ogni giorno, seppure il dolore è ancora tanto". Un dolore ancora immenso e un'unica speranza ora, quella di "chiudere un cerchio e poterla seppellire" ha concluso la sorella. 

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