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Storia di rinascita

Ecco come sono sopravvissuto alla valanga: parla Carluccio Sartori

Travolto dalla neve in Val Badia lo scorso 26 gennaio, ora è fuori pericolo. “Scialpinismo di nuovo? A casa mi uccidono”

È rimasto qualcosa come 20 ore sotto una coltre di neve che lo ha travolto in Val Badia: praticamente un giorno intero, vissuto immobile con il corpo dolorante. Aggrappato alla speranza, avvinghiato con le unghie e con i denti alla vita. Carluccio Sartori è lo scialpinista veneto, originario della provincia di Rovigo, travolto da una valanga lo scorso 26 gennaio e che ora si sta riprendendo nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Bolzano.

“Quando la valanga si stava per fermare, ho iniziato a nuotare, per restare a galla, ma ero molto limitato nei movimenti, una spalla mi faceva male e lo zaino mi ostacolava” ha raccontato Sartori, come riporta l’Ansa. L’uomo, 54 anni, ha avuto la fortuna di avere un braccio libero, che gli ha permesso di scavare e di crearsi una sorta di imbuto all’interno della neve. Nessuna risposta alle sue richieste di aiuto, forse uno dei momenti più drammatici nel corso di una notte passata a cercare di restare sveglio; l’unico modo per sopravvivere.

Si muoveva come poteva sotto la neve, ma questa è stata la chiave della salvezza: generando calore con il corpo nei suoi movimenti costanti, ha sciolto un primo strato di neve, fino a liberarsi completamente e a riuscire a riemergere. Praticamente una nuova venuta al mondo, accompagnata dal meraviglioso rumore dell’elicottero che era giunto a metterlo definitvamente in salvo.

Sorride, promette che con lo scialpinismo ha chiuso definitivamente (“A casa mi uccidono se ora dicessi che farò ancora scialpinismo” riporta l’Ansa) e certifica una cosa: per tutto il resto della sua vita, quella alla quale non ha mai pensato di rinunciare quando si trovava avvolto dalla neve, quando vedrà le stelle e il Grande Carro ripenserà a quella tragica notte, quella conclusasi con una sorta di rinascita.

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