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Cronaca Centro storico / Piazza Dante

Cannabis per uso medico: l'Alto Adige dice sì

Sono nove le regioni che hanno finora adottato nuove norme riguardo all'uso di medicinali a base di cannabis, data la competenza regionale. Da oggi c'è anche una provincia: è l'Alto Adige che, approvando la mozione di Elena Artioli, potrà coltivare la pianta e produrre medicinali

Via libera alla coltivazione di cannabis per uso medico in Alto Adige: lo ha deciso oggi il consiglio provinciale di Bolzano approvando una mozione presentata dalla consigliera del Team Autonomie Elena Artioli. Com'è noto in Italia finora la coltivazione di cannabis a scopi sperimentali è di competenza del Ministero della Difesa.

La mozione approvata oggi in consiglio, con 18 voti favorevoli e 11 contrari, punta invece ad ottenere direttamente dal Ministero per la Salute la licenza a coltivare piante di cannabis nei centri gestiti dalla provincia autonoma di Bolzano. Attualmente le regioni che hanno introdotto dei provvedimenti che riguardano l’erogazione di medicinali a base di cannabis sono nove: Puglia, Toscana, Veneto, Ligu-ria, Marche, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Sicilia, Umbria.

La sperimentazione potrebbe avvenire al centro di Laimburg, gestito dall'assessorato alla sanità della provincia di Bolzano. "L’Assessora Martha Stocker stia serena: con la mozione approvata oggi sulla coltivazione della Cannabis medicale non avremo un invasione militare in Provincia di Bolzano - scrive in una nota la consigliera Artioli -. Semmai, dopo questo indirizzo politico uscito dal Consiglio provinciale, potremo avviare in materia un disegno di legge da scrivere tutti insieme. Anzi, fin d’ora delego la stessa Assessora competente Stocker a farsene carico con i suoi uffici".

Se arriverà l'approvazione del Ministero la provincia autonoma di Bolzano si farà carico di produrre la materia prima. Sarà poi il laboratorio militare di Firenze a produrre i farmaci con la cannabis altoatesina,  ad uso dei pazienti del sistema sanitario provinciale. "Daremo la possibilità ai nostri malati di poter accedere più facilmente alle terapie - spiega Artioli - producendo in loco la materia prima, inviandola quindi al laboratorio militare di Firenze per l’estrazione del principio attivo che tornerà disponibile alla sanità altoatesina e ai nostri malati a un costo pressoché irrisorio". 

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