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La piena del 2013 a Caldonazzo, foto di J.V.

La piena del 2013 a Caldonazzo, foto di J.V.

Caldonazzo, piena del 2013: fu colpa della Provincia, albergatori ed esercenti chiedono i danni

A due anni di distanza la perizia stabilisce le responsabilità dell'ente pubblico per la mancata manutenzione dell'incile del Brenta, emissario del lago. Al tempo la stagione estiva andò a monte ma non fu riconosciuto lo stato di calamità, ora Confcommercio invita tutti gli interessati a chiedere il risarcimento

Gli albergatori ed i commercianti di Caldonazzo si preparano a chiedere i danni alla Provincia per la piena che nel maggio 2013 portò all'innalzamento del lago, mandando completamente a monte la stagione estiva. A due anni di distanza a fare luce sulla calamità, se si può ancora chiamare così, è la perizia del Tribunale di Trento che stabilisce precise responsabilità in capo all'ente pubblico: la Provincia, la stessa che nel luglio di quell'anno non riconobbe lo stato di calamità. 

L'innalzamento del lago non si può ascrivere solamente alle abbondanti piogge del maggio 2013: la vera causa è l'indeguatezza, e la mancata manutenzione, del canale emissario del lago. E' questo ciò che emerge dalle 150 pagine depositate dai periti, che forniranno ora un sostegno oggettivo all'azione legale intrapresa dalla Confcommercio trentina. Nel documento sono stati esaminati i dati relativi alle precipitazioni in relazione con il livello del lago dal negli ultimi quarant'anni: dopo il 1999 si evidenziano piene sempre più frequenti, circa il due volte in più rispetto agli anni precedenti.

«Appare determinante - si legge in relazione - il ruolo della capacità di portata del canale emissario, che non risulta calibrato per fronteggiare efficacemente gli eventi più gravosi, senza produrre anomali innalzamenti dei livelli nel corpo idrico». La vera causa di quella "calamità" sarebbe dunque una mancata opera di adeguamento dell'incile del Brenta, emissario del lago, dove è sorta una vegetazione "palustre ed infestante" che ostacola il flusso della corrente. Cosa ancor più grave: non ci sarebbero stati interventi di manutenzione, "dragaggi, per eliminare i depositi alluvionali".

I lavori, dopo il 2013, ci sono stati, anzi sono ancora in corso (per un totale di spesa di 2,5 milioni di euro), ma ciò naturalmente non ha valore riguardo alla vicenda legale. Ma nemmeno questo intervento è immune da errori, sempre secondo i periti: il by-pass costituito da idrovore sarebbe stato posizionato in maniera scorretta, con conseguente capacità di scarico inferiore a quanto indicato dalla stessa Provincia (2 metri cubi al secondo). Inoltre non è stata del tutto rimossa la strada provvisoria del cantiere, cosa che secondo gli esperti avrebbe ritardato di 100 giorni l'abbassamento del livello del lago al di sotto della piena ordinaria.

Per queste ragioni Confcommercio ritiene di poter procedere con la richiesta di risarcimenti ed invita "chiunque abbia interesse e titolo" ad unirsi. Poichè è molto probabile che la Provincia sia disposta a risarcire evitando il contenzioso giudiziale Confcommerio attiverà a breve le procedure di mediazione. Rimane invece aperta la questione per quanto riguarda l'inadeguatezza degli interventi, ma di sicuro il caso porterà allo scoperto l'ente pubblico che dovrà porre rimedio. AGGIORNAMENTO: ECCO LA REPLICA DELLA PROVINCIA clicca qui...

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