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Coronavirus in Trentino: altri 8 morti, i ricoverati sono 368

I dati del report giornaliero dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari

Altre 8 vittime di coronavirus in Trentino. Il dato registrato dal bollettino di giovedì 12 novembre è purtroppo uguale a quello del giorno precedente. Non accenna ad "appiattirsi" la linea del contagio, che vede anche oggi 253 nuovi soggetti positivi scoperti con i 2.434 tamponi analizzati nelle ultime 24 ore. Circa un centinaio di soggetti, specifica la Provincia, sono paucisintomatici, ovvero mostrano sintomi lievi. 

Rimane sempre molto significativa la percentuale dei contagiati nelle fasce più anziane: oggi se ne contano altri 57 fra quelli che hanno più di 70 anni. L’età media di chi è deceduto inoltre si conferma attorno agli 80 anni. Degli 8 deceduti soltanto 2 erano ospiti di Rsa). L’appello forte delle autorità sanitarie è di tutelare i più fragili, mantenendo il distanziamento soprattutto e indossando mascherine. 

Tra i nuovi positivi ce ne sono 3 con meno di 2 anni e 6 con meno di 5. Sono inoltre in corso gli accertamenti relativi ad altri 36 nuovi casi positivi fra ragazzi di età scolare per stabilire le disposizioni di quarantenamento delle rispettive classi. Il numero delle classi in quarantena, dopo aver superato quota 300, sta lentamente scendendo: attualmente sono 269 le classi in isolamento.

Le persone ricoverate sono 368, di cui 30 in terapia intensiva. Un numero, quest'ultimo, considerato ancora sotto controllo dal momento che è stato annunciato un aumento dei posti che sarà completato a breve portando a 77 i letti attrezzati per la terapia intensiva. Nel frattempo, a causa della nuova emergenza, hanno chiuso le attività i punti nascita degli ospedali di Cles e Cavalese. 

L'andamento del contagio

Le autorità sanitarie rimarcano la crescita del numero di chi ha bisogno delle cure ospedaliere, rinnovando con forza ancora una volta l’invito a mantenere il distanziamento fra persone, a lavarsi frequentemente le mani e ad indossare la mascherina, soprattutto per proteggere gli anziani, ma come buona pratica per la collettività. Gli screening proseguono a ritmi serrati. Sull'andamento del contagio sono diverse le ipotesi da parte del mondo scientifico. Filippo Anelli, il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, ne ha supposta una piuttosto infausta. Pare proprio che il contagio non sia arrivato ancora al picco in questa seconda ondata e ci potrebbero volere diverse settimane perché ciò avvenga. 

Le terapie intensive

Negli ospedali di tutta Italia c'è un cambio di passo, si torna a dover dedicare delle aree esclusivamente per i malati Covid, è un lavoro di ricalcolo di personale, mezzi e strutture non indifferente. «Stiamo lavorando per la rimodulazione dell’offerta assistenziale. – spiega il direttore dell’Apss Pier Paolo Benetollo. – Procediamo man mano, per non dover impattare negativamente sulle altre attività assistenziali normalmente svolte negli ospedali. Oltre ad aumentare i posti per terapia intensiva operiamo inoltre per aumentare i posti per pazienti Covid in terapia non-intensiva».

L'ipotesi di lockdown

Torna, però, anche il rischio di lockdown .È già tornato a lavorare sul tavolo delle restrizioni il Governo, dopo meno di una settimana dalla firma del Dpcm (Decreto del presidente del Consiglio dei ministri) del 3 novembre, diverse e accese sono state le discussioni in merito ai colori delle aree, soprattutto da parte di quei territori che si sono sentiti identificati in maniera sbagliata. Eppure, dopo qualche giorno di ansia per le sei regioni a rischio di cambio fascia, ora il discorso si fa più ampio, allargando alla possibilità di stringere ancora di più e di mettere l'intera Italia in area arancione se non, addirittura, in rossa. Un secondo lockdown a poco più di 40 giorni dal Natale, è proprio quello che tutti, o quasi, speravano di non leggere e sentire. 

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