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Il blitz del 4 marzo che ha portato al sequestro dell'area

Il blitz del 4 marzo che ha portato al sequestro dell'area

Terra contaminata da amianto rivenduta per cantieri: sigilli ad un'azienda trentina

Operazione del Noe di Trento: scoperto un "traffico" di materiali da demolizione contaminati

Materiale da demolizioni contenente amianto rivenduto per lavori infrastrutturali, in modo da farlo sparire sotto strade, parcheggi ed altre opere edilizie. E' quanto hanno scoperto i carabinieri del Noe di Trento, che nelle prime ore del mattino di mercoledì 4 marzo hanno apposto i sigilli all'area della Bianchi Srl di Isera, azienda trentina di demolizioni, scavi e bonifiche.

Il materiale da demolizioni contenente amianto è a tutit gli effetit un rifiuto, e come tale è sottoposto a rigide norme per lo smaltimento. In questo caso non slo non veniva smaltito secondo la legge, ma addirittura riutilizzato, miscelato, combinato con cemento, ed utilizzato per la realizzazione di sottofondi stradali, riempimenti di vario tipo, copertura di discariche o realizzazione di varie opere edilizie. 

A far scattare le indagini è stata la segnalazione di un'impropria gestione di rifiuti contenenti amianto provenienti da lavori di demolizione effettuati a Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso. Un altro caso si sarebbe verificato con terreno di scavo contaminato proveniente da Pravalle, in provincia di Brescia. In questo caso la terra contaminata sarebbe stata rintracciata, durante il blitz, nell'area di proprietà della Bianchi a Mori, in un'ex cava, ora sotto sequestro. 

L'operazione è stata condotta in collaborazione con il Nucleo investigativo dell’APPA ed il supporto del Nucleo Operativo Specialistico del Corpo Forestale Trentino, del Servizio Minerario e dell’Ispettorato del Lavoro. E' stato anche riscontrato che l'azienda rendeva difficoltosa la tracciabilità dei terreni, probabilmente in vista del riutilizzo, in modo da nascondere l'illecito. 

I carabinieri specificano che l’azienda, nonostante l’importante sequestro, potrà comunque continuare a lavorare nella parte dell’impianto dove vengono lavorati i materiali riciclati non legati all'indagine e ad utilizzare tutti i mezzi di proprietà. Sul sequestro dovrà ora esprimersi la Procura della Repubblica di Rovereto, mentre le posizioni dei responsabili sono al vaglio della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Trento, coordinata dal Procuratore Distrettuale Sandro Raimondi, poiché le ipotesi di reato riguardano le attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti.


 

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