Cronaca

Denaro per dati sensibili: informazioni servivano per divorzi e questioni fiscali

Questi alcuni dei casi scoperti dai carabinieri nel corso dell'indagine 'Basil', che vede 9 indagati, di cui 8 finiti agli arresti domiciliari ed uno attualmente irreperibile, e altre 7 persone denunciate tra appartenenti a forze dell'ordine e 'detective'

Nominativi di ignari amanti e di ex mogli tradite identificati durante regolari controlli stradali delle forze di polizia. E verifiche fiscali su mariti coinvolti in cause di divorzio per la determinazione di assegni di mantenimento, possibilmente da gonfiare. Ma anche accessi nel sistema di indagine delle forze dell'ordine in favore di privati cittadini che desideravano avere contezza di eventuali querele sporte nei loro confronti da vicini di casa insopportabili.

Questi alcuni dei casi scoperti dai carabinieri del Nucleo investigativo di Trento coordinati dal pubbico ministero Maria Colpani nel corso dell'indagine 'Basil', che vede nove indagati, di cui otto finiti agli arresti domiciliari ed uno attualmente irreperibile, e altre 7 persone denunciate tra appartenenti alle forze dell'ordine e investigatori privati. L'indagine, partita nel luglio 2016, viene condotta in Trentino perché nasce da una causa di maltrattamenti in corso tra una coppia della valle di Fiemme. La moglie si era accorta che il marito era in possesso di informazioni che non avrebbe dovuto conoscere, impossibili da ottenere se non attraverso particolari competenze informatiche e investigative.

L'indagine: sotto accusa 7 membri delle forze dell'ordine

Secondo le accuse (che, ricordiamo, sono da dimostare) l'investigatore privato titolare della Delmarco, agenzia investigativa che opera a Bolzano, Merano, Bressanone e in tutto l’Alto Adige, avrebbe chiesto agli ex colleghi ancora in servizio nelle forze dell'ordine di entrare nei sistemi informatici per avere informazioni su persone che erano antagoniste o avversarie processuali di suoi clienti in cause civili, ad esempio di divorzi o separazioni. Informazioni che gli investigatori privati pagavano, secondo quanto ricostruito in fase d'indagine, circa 300 euro a volta, fino ad arrivare a compensi totali di 1400 euro, ma anche di 2.000 euro.

Nel corso di una perquisizione a casa di una donna che aveva in essere una causa di separazione è stata inoltre trovata anche una 'cimice', situazione che lascia intendere qualche sorta di intercettazione illegale, poiché non autorizzata dall'autorità giudiziaria come prevede la legge. "Ci sono delle ricadute anche pesanti perché con queste informazioni si può alterare il corso di un procedimento civile, ad esempio di separazione o di divorzio. E quindi c'è anche una sorta di frode nei confronti della giustizia perché poi il giudice valuta sulla base di due pesi della bilancia che sono assolutamente squilibrati", ha detto il procuratore capo di Trento, Sandro Raimondi, commentando l'indagine.

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