Pesticida bandito in Sri Lanka e prescritto in Trentino

Si chiama Clorphyripos etil ed in questi giorni è in uso per il trattamento degli "scopazzi" del melo. Un comitato nato in Val di Non ne chiede la messa al bando: "E' stato vietato anche in Sri Lanka, mentre in Trentino si annacqua la verità anzichè tentare di risolvere la situazione"

Un pesticida utile a curare alcune malattie del melo ma nocivo per l'uomo con conseguenze gravi sul sistema endocrino e neurologico. A sostenerlo è un comitato spontaneo nato in Val di Non che chiede la messa al bando della sostanza in questione: il Chlorpyriphos etil, il cui uso, spiegano, è tuttora prescritto dai tecnici della Fondazione Edmund Mach. Proprio in questo periodo il pesticida viene usato nei meleti per il controllo delle "psille", agenti vettori della malattia della pianta comunemente chiamata degli "scopazzi".

"E’ stato sorprendente apprendere che la Nazione “sottosviluppata” dello Sri Lanka abbia vietata l’importazione di alcuni pesticidi tra cui il Chlorpyriphos etil, ritenuti “estremamente nocivi alla salute “ come asserito dal ministro dell’agricoltura, Mahinda Yapa Abeywardena" si legge in una nota del Comitato per il diritto alla salute in Valle di Non "Il principio attivo è stato bandito per uso domestico da più di un decennio, e gli studi hanno dimostrato che i bambini nati da madri con elevati livelli di Chlorpyriphos nel loro organismo presentano tassi significativamente più elevati di disturbi dello sviluppo neurologico, problemi di sviluppo in utero, menomazioni cerebrali, ridotto peso alla nascita e alterazioni del sistema endocrino: a differenza dello Sri Lanka il Trentino continua inspiegabilmente a prescriverne l'utilizzo, anzichè tentare di risolvere la situazione si tenta di annacquare la verità con studi e ricerche orientate a dimostrare che i 90 kg/ha/anno di principi chimici diffusi totali nell'ambiente non sono niente".

Una questione di quantità insomma, ma il comitato invoca un "principio di precauzione" e riporta uno studio dell'Istituto Superiore di Sanità in cui si evidenzia un rischio maggiore per i bambini di età compresa tra i 3 ed i 6 anni che stanno a diretto contatto con pavimenti ed altre superfici assorbenti e naturalmente hanno livelli di tolleranza molto più bassi. 

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