Ladri "spariti" durante il lockdown tornano a rubare: arrestati

Nell'auto sono state ritrovate decine di mascherine chirurgiche. I due, insieme a tre donne complici, sono accusati di un centinaio di furti

Sgominata una banda di ladri "pendolari" in Trentino Alto Adige. I militari del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bolzano, hanno arrestato due persone per associazione per delinquere finalizzata ai furti in abitazione e ne hanno denunciate altre tre per favoreggiamento e ricettazione. La cattura è stata eseguita con la collaborazione dei militari delle Compagnie di Egna, Trento, Verona, Rovereto, San Bonifacio e Legnago.

Le indagini risalgono al dicembre 2019 quando i carabinieri di Bolzano avevano arrestato due cittadini albanesi membri di una banda accusata di quasi 60 furti in Alto Adige. I due erano stati sottoposti a fermo d’indiziato di delitto poiché i carabinieri avevano realizzato che stavano per rientrare in Albania per le feste natalizie e sarebbero potuti sfuggire alla cattura portandosi dietro la refurtiva. 

Il lockdown ha, da un lato, bloccato i ladri costringendoli a non poter uscire da Verona e dall’altro impedito ai militari dell’Arma di chiudere il cerchio su di essi e poterli arrestare. Peraltro una delle nottate più drammatiche è stata proprio la notte tra il 7 e l’8 di marzo quando ad Andriano oltre a diversi preziosi sono state rubate due pistole semiautomatiche.

Al termine della pandemia, quando i ladri hanno ricominciato la propria opera criminale, i carabinieri hanno scoperto che la loro auto era incidentata e quindi inservibile. Le indagini si sono concentrate su un'altra auto, avvistata nei pressi di alcuni “covi” tra Trento, Rovereto e la provincia di Verona, a Oppeano, ad Arcole e a San Giovanni Lupatoto. I militari hanno poi identificato i due arrestati e tre donne, loro amiche, che li ospitavano e nascondevano la refurtiva (favoreggiamento) e che si occupavano di "gestire" il bottino (ricettazione).

Sono quindi finiti in carcere i due stranieri già noti per reati contro il patrimonio, un 36enne moldavo e un 26enne albanese. Le loro case e quelle delle tre donne che li avevano aiutati (indagate a piede libero) sono state setacciate dai militari. Impossibile trovare tutto il maltolto, ma la quantità di oggetti ritrovati è stata comunque considerevole, ed inaspetata: decine di monili in oro e argento, addirittura monete e lingotti di metalli preziosi, trenta orologi di cui alcuni di estremo valore, sedici tra telefoni cellulari e tablet, due personal computer, oltre a quattro smerigliatrici, torce, guanti da lavoro, cacciaviti e piedi di porco.

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Singolare che nell’auto appena usata per gli ultimi furti, sui quali sono in corso accertamento, ci fossero diverse mascherine chirurgiche. I malviventi potrebbero aver sfruttato le norme anti-covid per rendere ancora più difficile l'identificazione. La ricostruzione delle loro "imprese" è arrivata, finora, a contare circa un centinaio di furti. 

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