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Una delle immagini dell'incendio del capanno

Una delle immagini dell'incendio del capanno

Arco, minacce e dispetti al sindaco arrivano al culmine: gli incendiano il capanno di caccia

Betta: «L'episodio è forte, fa male. Sono episodi che hanno lo scopo di togliere la serenità, non posso dire che non mi tocchino, ma credo molto nel: "Male non fare, paura non avere". Ho sempre saputo di dovermi guardare le spalle, ora dovrò farlo di più».

A fuoco il capanno di caccia del sindaco di Arco Alessandro Betta, un nuovo episodio che punterebbe, ancora una volta, a minare la sua serenità e, di conseguenza, quella di chi gli è vicino. È accaduto venerdì 4 dicembre, ma come racconta Betta, la sua carriera amministrativa è costellata da episodio tutt'altro che limpidi e sereni. 

«Da quando ho iniziato a fare amministrazione diretta nel 2010, devo dire la verità, mi sono capitati episodi significativi» spiega Betta. Nel 2010 un primo evento «significativo»: durante la campagna elettorale gli è stato rotto il lunotto dell'auto e poi, nei 10 anni successivi non sarebbero mancati minacce, para-insulti e scritte di odio nei suoi confronti. Solo nell'ultimo anno avrebbe ricevuto più di un messaggio minatorio. Betta è in politica da tempo ma è ufficialmente «nato» come amministratore nel 2010, quando si è candidato in lista e ha assunto il ruolo di vicesindaco. Durante quel mandato, il sindaco si è dimesso e dal 2013 al 2014 Betta è stato il reggente, fino alle elezioni successive,quando è diventato sindaco per la prima volta. Nel 2020 è stato confermato dagli elettori. «Arco è una piazza tosta - spiega -, non è che su 18mila abitanti siano tutti così. Bastano anche pochi gruppi che creano tensione». 

L'ultimo gesto, però, potrebbe considerarsi un po' oltre i confini. Il capanno da caccia del sindaco, che si trovava posizionato in località Pianaura, al bivio tra Troiana e Braila, è andato a fuoco venerdì pomeriggio, tra le 16 e le 17. I vigili del fuoco che sono intervenuti lo hanno chiamato e lui è corso a vedere quel dono di famiglia consumarsi tra le fiamme. Un atto, quello dell'incendio, complesso se si considerano le condizioni meteo avverse. 

«L'episodio è forte, fa male - confessa -. Sono episodi che hanno lo scopo di togliere la serenità, non posso dire che non mi tocchino, ma credo molto nel: "Male non fare, paura non avere". Ho sempre saputo di dovermi guardare le spalle, ora dovrò farlo di più. Ho ricevuto tanta solidarietà, da tante persone. C'è una comunità che nonostante le diverse divisioni, ha portato alla solidarietà anche dalle forze politiche dell'opposizione. Amministrare e mettersi a disposizione della propria comunità è una scelta, poi non bisogna piangersi addosso o fare la vittima. Ho voluto fare questo mandato, poi quando se ci si stufa o si ha paura, no lo si fa più. A me dispiace per i famigliari che non c'entrano e bene o male vengono coinvolti. Però guardando ai grandi valori come legalità e bene che per me sono due facce della stessa medaglia, verso questi atteggiamenti barbari, non civili, criminali, bisogna prendere le distanze, senza cercare giustificazioni. La comunità, quando succedono queste cose, se ne fa carico, comprende che ci sono e lavora per il bene. Chi vuole giustificare certi atti, se ne deve prendere le responsabilità».

Un attacco politico o alla persona? 

Non ci sono certezze sui motivi che spingono una o più persone a portare avanti certi atteggiamenti. Le indagini sono comunque in corso e finché non si chiuderanno, si possono avanzare solo ipotesi non confermate né ufficiali. Anche se queste sono iniziate in concomitanza della prima campagna elettorale della vita politica di Betta. «Io non faccio politica contro le persone e non cerco di surriscaldare gli animi o inferocire folle, una politica che non mi piace è quella divisiva - sottolinea il sindaco riflettendo su quanto accaduto negli anni contro la sua persona -. Maggioranza e opposizione sono dei ruoli, non occorre fare fuoco e fiamme per prendere un Governo. La gente ha sempre premiato la mia modalità di fare politica». E a confermare queste parole sono il 60,99% delle preferenze che si è guadagnato, insieme alla sua squadra, alle elezioni di settembre e conseguente ballottaggio avvenuto in ottobre del 2020. Betta, però, non si fa fagocitare dalla situazione. Non ha parole di odio verso chi da tempo sta minando alla serenità sua e della famiglia e incoraggia anche i suoi cittadini. «Il messaggio che voglio dare alle persone - afferma -, è quello di impegnarsi sempre per la legalità e il bene, anche ascoltando quella che è la parte buona dentro di noi. Mai farsi trascinare nelle spire di cattiveria e di odio, perché portano nulla. Lottate sempre per la legalità, il bene vince sempre».

Un dono molto importante

Quel capanno andato in fiamme e distrutto, era un piccolo dono, poteva accogliere due persone viste le dimensioni. «Ho la licenza ma a caccia non ci vado, quest'anno non ho fatto uscite - conclude Betta -. Qualche persona che mi chiedeva di andare a vedere qualche capriolo da vicino e la portavo. Lo avevano realizzato i miei genitori con l'aiuto di alcuni amici. Era un dono che mi hanno fatto una decina di anni. In famiglia è una tradizione quella dell'arte venatoria, mi è stata trasmessa e mi è servita anche a prendere "l'episodio" così com'è: la vita è nascita e morte. Non bisogna vivere con la paura che possano farti del male o non si vive e non si respira più».

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