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Diossina nelle anguille del Garda: non si potranno mangiare per altri cinque anni

Rinnovato il divieto scattato nel 2011 in seguito alla segnalazione della Regione Veneto: diossina e pcb sono agenti inquinanti persistenti, significa che ci sarà bisogno di almeno altri cinque anni di monitoraggio per capire se l'allarme possa considerarsi superato

Le anguille del Lago di Garda, un tempo prelibatezza della cucina locale, non si possonoo più pescare dal 2011. A far scattare il divieto fu una segnalazione della Regione Veneto del superamento dei limiti massimi di diossine e policlorobifenili, risultanti dalle analisi sulle anguille pescate. Negli anni successivi i monitoraggi compiuti dall'Istituto Zooprofilattico di Teramo hanno confermato i livelli che fecero scattare il divieto ormai cinque anni fa.

Per il 2016, e per gli anni a venire, è stato predisposto un vero e proprio Piano di monitoraggio. Le spese, pari a 65.880 euro, saranno coperte al 20% dalla Provincia autonoma di Trento, la restante parte verrà divisa equamente tra le regioni Veneto e Lombardia. Novanta anguille verranno prelevate tra dicembre 2015 e febbraio 2016 nella zona del Mincio, dove  si concentrano nel periodo inernale.

Data la persistenza di tali sostanze inquinanti un secondo monitoraggio per verificare eventuali variazioni (si spera in una diminuzione) nella presenza di tracce di diossina nelle anguille sarà eseguita tra cinque anni, tutto fa pensare che il divieto debba permanere fino a tale data.

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