Anarchici: sei condannati per esplosivo e documenti falsi, ma non fu terrorismo

Condanne fino a due anni e mezzo per danneggiamenti, documenti falsi e detenzione di esplosivi, ma è caduta l'aggravante terroristica

Tribunale blindato, foto di Maurizio Rossi

Non era "associazione a delinquere con finalità terroristiche" la cellula anarchica sgominata lo scorso febbraio a Trento e dintorni con l'operazione "Renata", condotta dai Carabinieri del Ros. Lo ha stabilito il Giudice, che ha emanato un'assoluzione e sei condanne ai sette attivisti imputati, ma senza l'aggravante di finalità terroristiche, ovvero l'accusa più pesante. 

Il processo di primo grado si è concluso a Trento giovedì 5 dicembre, nel Palazzo di Giustizia blindato dalle forze dell'ordine per paura di disordini, che alla fine non si sono verificati. Per tutta la giornata qualche decina di militanti ha presidiato i giardini di fronte al Tribunale con striscioni e slogan. Quando uno degli imputati ha salutato dalle finestre dell'aula sono scattati applausi e grida.

Di tutti i fatti contestati  è stata accertata la responsabilità dei membri del gruppo solamente per due episodi: quello di Ala, dove fu fatta esplodere una bomba-carta che mandò in frantumi le vetrine della sede della Lega, e l'attentato esplosivo allo sportello dell'Unicredit di Rovereto. Nell'elenco figuravano anche l'incendio ai laboratori di Crittografia dell'Università di Trento, l'attentato ai tralicci telefonici sul Monte Finonchio e le molotov ritrovate sotto le auto della Polizia Locale a Trento.

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Per questi due episodi sono stati condannati tre responsabili, uno con una pena di due anni e sei mesi ed altri due con pena di un anno e dieci mesi, oltre a 6.000 euro di multa. Accertata anche l'altra pesante accusa, quella di produzione di documenti falsi all'interno della casa di Bosco di Civezzano, considerata la base del gruppo: due i militanti condannati, per questo reato, a due anni di reclusione. Uno degli imputati, infine, è stato assolto e rilasciato. 

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