"Era speciale, lo era davvero": l'ultimo saluto a "mega" Antonio

Nelle parole degli amici una persona speciale, eterno entusiasta, un Don Quijote con la bandiera dell'Europa sulla lancia

"Era speciale, non come si dice di tutti, lui lo era lo era davvero". Le voci tremanti, rotte dal dolore, di due amici ricordano Antonio dall'altare della cattedrale di San Vigilio.  Di fronte a loro la bandiera dell'Europa adagiata sul feretro del ragazzo, ucciso, come ha detto l'arcivescovo Tisi dalla "cecità umana".

Speciale lo era davvero, lo si capisce dal racconto commovente dell'amico: "pensava che il suo fosse il lavoro più bello del mondo, e voleva farlo per sempre. Non solo era uno che andava contro i mulini a vento, ma aveva già trovato i cavalli, studiato il percorso e venduti i diritti della storia a Cervantes. Questo era lui".

Tra i banchi i compagni di corso della Scuola di Studi Internazionali dell'Università  di Trento, alcuni  con la bandiera dell'Europa sulle spalle. Una patria che prende forma nelle parole di chi lo ricorda: "Non sarà mai una figurina, un'immagine cristallizzata. Porteremo avanti il suo soogno, un sogno che per anni abbiamo vissuto contando solamente sulla nostra passione".

"Mega", questo il soprannome di Antonio, un soprannome che la dice lunga su quanto fosse determinato, entusiasta, sognatore, come è stato ricordato. "Mega era un amico sincero, capace di esserci anche quando era lontano. Amava scrivere, non era solo un modo per raccontare i fatti, ma una necessità. Credeva nel concetto di asterisco, come diceva, un segno che accompagna le persone speciali".

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