Uccisa con una fucilata dall'ex marito: Alessandra lo aveva denunciato due volte

Emergono due vecchie denunce legate all'omicidio di Truccazzano, ai tempi in cui la coppia viveva insieme in Alto Adige

Alessandra Cità in una foto su Facebook

Era già stato denunciato per violenza due volte, la terza volta l'ha uccisa. E' questa la terribile verità emersa dopo l'omicidio di Alessandra Cità, 47enne residente a Truccazzano, uccisa con un colpo di fucile dall'ex marito, Antonio Vena, coetaneo, che dopo aver sparato si è consegnato ai carabinieri.

I due, siciliani di origine, si erano trasferiti per lavoro in Alto Adige, a Chiusa. Qui la donna aveva denunciato due volte episodi di violenza, nel 2009 e nel 2012. Poi i due si erano separati, lei si era trasferita nel milanese dove lavorava come autista dei tram per l'Atm. Lui aveva trovato lavoro in un'azienda di lavorazione del legno a Bressanone.

Con l'emergenza Covid lui era stato messo in ferie forzate e pare che lei lo abbia ospitato nel suo appartamento a Truccazzano. Sul trasferimento dell'uomo in Lombardia ci sono ancora molte perplessità, e gli inquirenti tenteranno di ricostruire un quadro il più possibile chiaro. Secondo quanto emerso i due si erano separati proprio in seguito ai ripetuti episodi di violenza. Episodi che Alessandra aveva puntualmente denunciato. Nonostant tutto, però, continuavano a vedersi.

Nella notte tra sabato e domenica lui l'ha uccisa con un colpo di fucile alla testa. E' questa, per ora, l'unica, tragica, certezza. In un raptus folle, ha preso un calibro 12 a pompa che la donna teneva legalmente in casa, lo ha puntato alla testa della 47enne e l'ha freddata. Poi, ha lasciato il corpo di Alessandra sul letto, si è messo in auto ed è andato dai carabinieri per confessare tutto. 

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