Cronaca San Giuseppe / Via Dietro le Mura B

Chi era Agitu: non solo simbolo di integrazione

La sua storia era finita a più riprese sui media locali e nazionali. Aveva conquistato un posto speciale nel cuore di tanti trentini. Laureata, pastora, donna: ecco chi era

"Simbolo di integrazione": così è definita, nei titoli che si rincorrono in queste ore drammatiche sul web, Agitu Ideo Gudeta, la pastora di origini etiopi uccisa barbaramente nella sua casa in Val dei Mocheni, in Trentino. In carcere il suo collaboratore, Adams Suleimani, che ha confessato l'omicidio nella notte. Aghi, come molti la conoscevano, era arrivata a Trento nel 2010, fuggendo dalla sua terra natìa perchè perseguitata in quanto attivista ambientale e sociale. Era nata ad Addis Abeba il 1° gennaio 1978. Tra pochi giorni avrebbe compiuto 43 anni. 

La confessione di Adams: "L'ho uccisa e violentata"

Le grandi corporation stavano comprando letteralmente l'Etiopia, un fenomeno chiamato land-grabbing, con la compiacenza del governo. Lei si era opposta, lottando al fianco dei contadini. Aveva visto compagni morire ammazzati per questo fino a che, temendo per la propria vita, era fuggita. Aveva preso un aereo per l'Italia. Trento fu il primo pensiero: ci aveva già vissuto alla fine degli anni '90, grazie ad un permesso di studio all'estero, e si era laureata in Sociologia.

La pastora arrivata dall'Etiopia

Ritornata in Trentino si era dedicata ad un'attività che accomuna tutti i popoli fin dall'alba della civiltà: l'allevamento delle capre. Prima in Val di Gresta, per un breve periodo, poi definitivamente a Frassilongo in Val dei Mocheni. Allevava solamente capre mochene, una razza trentina che stava scomparendo. Aveva anche lavorato al bar del paese. La sua attività aveva attirato la curiosità della stampa, che ha raccontato ai lettori, trentini e non, la sua storia. Agitu curava il gregge, produceva il formaggio e lo vendeva. La sua attività è cresciuta negli anni ma il gregge è sempre stato al centro del suo lavoro. Pochi anni fa aveva aperto un negozio a Trento, in via Dietro le Mura, ed era una presenza costante al Mercato dell'Economia Solidale Trentina, tutti i giovedì, in piazza Santa Maria Maggiore.

La sua attività è stata premiata con vari riconoscimenti, tra cui la Bandiera Verde di Legambiente per il Trentino ed il premio di Resistenza Casearia assegnato da Slow Food. Agitu si era fatta conoscere conquistanto piano piano l'affetto di tanti clienti, il rispetto dei residenti, la stima dei colleghi allevatori e contadini. Era entrata nel cuore dei trentini. Purtroppo, però, la sua storia è anche legata ad un grave episodio di minacce, anche a sfondo razzista, di cui era stata vittima in Val dei Mocheni. L'aggressore era stato condannato per lesioni ma era caduta l'aggravante razziale. E così la sua storia, con tutti i risvolti drammatici del caso, era tornata sui giornali.

Tanti simboli, una donna

Se simbolo è stata, lo è stata di tante cose. Non solo integrazione: simbolo di coraggio, di tenacia, di opposizione allo sfruttamento della terra, di rinascita, di spirito imprenditoriale, di una visione ecologica e sostenibile dell'economia. Era una donna, era di colore, rifugiata, laureata eppure pastora, custode di antiche tradizioni ed innovatrice dell'economia locale. Dopo l'arresto del suo collaboratore, ghanese di 32 anni, reo confesso, è purtroppo diventata anche simbolo di femminicidio. Il Procuratore di Trento Sandro Raimondi, in una nota diffusa al termine delle indagini, parla di un "omicidio particolarmente efferato con risvolti anche di violenza sessuale di genere da parte dell’autore del reato". 

"Buon Natale a tutti dalle capre felici, che sia un Natale che porti una nuova luce, visione, consapevolezza nei nostri cuori". Questo il suo ultimo post su Facebook. Poche parole a corredo di un video che parla da solo: le sue capre nella neve, che percorrono silenziose la strada nel bosco che ben conoscono, felici. Non si contano i messaggi di cordoglio, di rabbia, di dolore per la sua scomparsa. Era un simbolo per molti, ed era molti simboli in una persona sola.  

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