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Siccità: "battaglia dell'acqua" tra Trentino e Veneto. Gilmozzi: "Stiamo per scendere sotto i livelli minimi"

Botta e risposta tra l'assessore trentino e quello veneto: rilascio da 80 metri cubi al secondo nell'Adige, ma in Veneto quell'acqua non s'è vista

E' tutt'altro che chiusa la "battaglia dell'acqua" tra Trentino e Veneto. L'assessore della Provincia autonoma di Trento Italo Gilmozzi ha dichiarato di aver dato "fino all'ultima goccia" ma il suo omologo Bottacin da Venezia risponde per le rime: "Noi questo inverno, quando non c'era neve abbiamo tirato la cinghia, imponendo ai gestori di non usare tutta l'acqua dei bacini per l'energia. Non risulta che a Trento abbiano fatto altrettanto" questa la dichiarazione raccolta dall'Ansa. 

Il pomo della discordia sono le dichiarazioni rilasciate a La Stampa da Gilmozzi secondo cui il Veneto non avrebbe tratto alcun giovamento rispetto al rilascio d'acqua parii ad 80  metri cubi al secondo nel bacino dell'Adige. Che fine ha fatto quell'acqua? «È strano quel che è successo - spiega Giancarlo Mantovani del consorzio di bonifica Delta del Po e dell’Adige, intervistato da La Stampa - Oltre a quella richiesta di aiuto, c’era già un’ordinanza del presidente della regione Zaia che chiedeva una riduzione dei consumi, pari quasi al 50 per cento, ai consorzi del Veronese. Avremmo dovuto vedere arrivare molta più acqua. Ma non è stato così. O è evaporata o qualcuno se l’è bevuta di soppiatto. Non c’è altra spiegazione. Io dico sempre: chi è a monte beve prima» 

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