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Acciaierie Valsugana: emissioni, gli ex vertici pagheranno 26 mila euro a testa

Gli ex vertici dell'Acciaieria Valsugana dovranno pagare 26 mila euro ciascuno per gli sforamenti oltre i limiti previsti per alcuni tipi di sostanze inquinanti

Gli ex vertici dell'Acciaieria Valsugana, l'ex direttore Andrea Michielan e l'ex amministratore unico Dario Leali, dovranno pagare 26 mila euro ciascuno per gli sforamenti oltre i limiti previsti per alcuni tipi di sostanze inquinanti. Lo ha stabilito il giudice Guglielmo Avolio, accettando l'istanza di oblazione presentata dalla difesa dei due imputati, condivisa anche dal pm Maria Colpani, che ha dato parere favorevole. Un processo sui cui cala in sostanza la pietra tombale e che lascia poco soddisfatte le parti civili: "C'erano tutti gli elementi per non ammettere l'istanza di oblazione degli imputati e procedere con un processo - commenta l'avvocato Nicola Degaudenz, che rappresenta 149 cittadini di Borgo e dintorni - non siamo di certo soddisfatti e valuteremo gli estremi per una possibile impugnazione". Dello stesso tenore le argomentazioni dell'avvocato Mario Giuliano, che rappresenta il Comitato 26 gennaio.
Secondo le indagini, Leali e Michielan "in concorso e/o cooperazione fra loro, in violazione dei
doveri e con il mancato esercizio dei poteri propri e inerenti la posizione rivestita in relazione alle cariche ed incarichi ricevuti ed esercitati nell'ambito della società Acciaiera Valsugana", avrebbero "cagionato  o comunque non impedito il superamento dei valori limite di emissione", dai due camini della fabbrica. Non solo, secondo l'accusa Leali e Michielan avrebbero "cagionato o comunque non impedito emissioni moleste di fumi e polveri che si propagavano nell'ambiente esterno, in modo da offendere e molestare quanti si trovassero in zona al momento del fatto".
L'inchiesta è cominciata nel maggio 2011, dopo che alcuni cittadini di Borgo hanno presentato una segnalazione al Corpo forestale dello Stato di Enego, secondo la quale sullo stesso sito dell'Acciaieria - dove venivano pubblicati i valori relativi alle emissioni - si notavano dei dati oltre la soglia prevista dall'Autorizzazione integrata ambientale rilasciata dall'Agenzia provinciale per la protezione ambientale. Quindi, dopo alcuni accertamenti preliminari da parte dei forestali di Enego, la comunicazione è arrivata in procura a Trento, dove è stato aperto un fascicolo.
Quindi il pm ha svolto gli accertamenti del caso, nominando anche un consulente tecnico, il perito Franco Giacomin, che ha svolto delle indagini sui dati storici contenuti nel software con cui l'Acciaieria elabora i dati. Ai vertici dello stabilimento vengono contestati una serie di sforamenti oltre i limiti per il monossido di carbonio, gli ossidi di azoto e per le polveri emesse dai due camini dell'impianto nel periodo compreso tra il 24 novembre 2009 ed il 12 settembre 2011.  
Dopo mesi di verifiche, compiute anche con il contributo del Corpo forestale dello Stato (e non con quello provinciale), il pm ha formulato una citazione diretta a giudizio, un atto con cui il pubblico ministero esercita l'azione penale quando si tratta di contravvenzioni. In conclusione al decreto, si legge che le emissioni fuori limite sono riconducibili sostanzialmente a due motivazioni. La prima è relativa alla qualità del materiale che viene lavorato in acciaieria, in particolare per il monossido di carbonio, "la cui emissione è associata all'ossidazione del carbonio contenuto nel rottame e degli elettrodi in grafite usati per la fusione". La seconda motivazione è che, quando si dovevano comunicare i dati sulle emissioni all'Appa, non veniva utilizzato un particolare codice che indica il superamento della soglia normativa, quindi si "evitava l'intervento degli organi di controllo e protraeva consapevolmente le emissioni fuori limite".
Il processo poteva andare diversamente. E' curioso notare come, ad esempio, l'istanza di oblazione sia stata accetata dal giudice - almeno per quanto riguarda Dario Leali. L'ex "padrone" delle Acciaierie di Borgo, infatti, aveva già oblato in un precedente provvedimento, "Fumo negli occhi", sostanzialmente per lo stesso motivo. Restano, però, i dati messi nero su bianco dal perito Giacomin, che nella sua relazione al pm scrive cose molto severe: "Il sistema di misurazione automatico a presidio delle emissioni principali dello stabilimento è gestito direttamente ed in tutte le sue funzioni dal personale dello stabilimento", e, "non garantisce l'adeguata protezione dei dati rispetto a possibili alterazioni degli stessi e la tracciabilità delle azioni compiute dal gestore del sistema". Inoltre "nel periodo considerato l'esame dei dati registrati e trasmessi dall'ente di controllo ha evidenziato il superamento frequente dei limiti di accettabilità espressi in flusso di massa per gli inquinanti polveri totali, ossidi di azoto e monossido di carbonio". 
Dopo l'inchiesta "Fumo negli occhi", la politica provinciale aveva assicurato che tutto era tornato nella norma. Ora, a distanza di poco più di un anno dalle oblazioni pagate dall'Acciaiera alle parti civili proprio per gli sforamenti, ci si ritrova daccapo. Era entrato in funzione un nuovo impianto, sono stati stanziati (ma non erogati) 2,6 milioni di euro dalla Provincia per mettere in sicurezza i camini, si era cercata la trasparenza facendo pubblicare all'Acciaieria i dati sulle emissioni su internet. Ma, a quanto pare, la storia si è ripetuta e degli sforamenti si sono accorti normali cittadini che poi hanno presentato un esposto. Chissà se, con la nuova proprietà dello stabilimento, le cose prenderanno una piega diversa.
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