Emissioni oltre i limiti: ex vertici delle Acciaierie a giudizio

I vertici dello stabilimento di Borgo, l'ex direttore Andrea Michielan e l'ex amministratore unico Dario Leali, dovranno affrontare un processo per getto pericoloso di cose e sforamenti oltre i limiti per alcuni inquinanti

Di nuovo guai per l'Acciaieria Valsugana. I vertici dello stabilimento di Borgo, l'ex direttore Andrea Michielan e l'ex amministratore unico Dario Leali, dovranno infatti affrontare un processo per getto pericoloso di cose e sforamenti oltre i limiti previsti per alcuni tipi di inquinanti. La prima udienza si terrà il prossimo 23 gennaio nella sede distaccata del tribunale a Borgo Valsugana.

Secondo il pm Maria Colpani, che ha condotto le indagini, Leali e Michielan "in concorso e/o cooperazione fra loro, in violazione dei doveri e con il mancato esercizio dei poteri propri e inerenti la posizione rivestita in relazione alle cariche ed incarichi ricevuti ed esercitati nell'ambito della società Acciaiera Valsugana", avrebbero "cagionato  o comunque non impedito il superamento dei valori limite di emissione", dai due camini della fabbrica. Non solo, secondo l'accusa Leali e Michielan avrebbero "cagionato o comunque non impedito emissioni moleste di fumi e polveri che si propagavano nell'ambiente esterno, in modo da offendere e molestare quanti si trovassero in zona al momento del fatto".
 
L'inchiesta è cominciata nel maggio 2011, dopo che alcuni cittadini di Borgo hanno presentato una segnalazione al Corpo forestale dello Stato di Enego, secondo la quale sullo stesso sito dell'Acciaieria - dove venivano pubblicati i valori relativi alle emissioni - si notavano dei dati oltre la soglia prevista dall'Autorizzazione integrata ambientale rilasciata dall'Agenzia provinciale per la protezione ambientale. Quindi, dopo alcuni accertamenti preliminari da parte dei forestali di Enego, la comunicazione è arrivata in procura a Trento, dove è stato aperto un fascicolo.
 
Quindi il pm ha svolto gli accertamenti del caso, nominando anche un consulente tecnico, il perito Franco Giacomin, che ha svolto delle indagini sui dati storici contenuti nel software con cui l'Acciaieria elabora i dati. Ai vertici dello stabilimento vengono contestati una serie di sforamenti oltre i limiti per il monossido di carbonio, gli ossidi di azoto e per le polveri emesse dai due camini dell'impianto nel periodo compreso tra il 24 novembre 2009 ed il 12 settembre 2011.  
 
Dopo mesi di verifiche, compiute anche con il contributo del Corpo forestale dello Stato (e non con quello provinciale), il pm ha formulato una citazione diretta a giudizio, un atto con cui il pubblico ministero esercita l'azione penale quando si tratta di contravvenzioni. In conclusione al decreto, si legge che le emissioni fuori limite sono riconducibili sostanzialmente a due motivazioni. La prima è relativa alla qualità del materiale che viene lavorato in acciaieria, in particolare per il monossido di carbonio, "la cui emissione è associata all'ossidazione del carbonio contenuto nel rottame e degli elettrodi in grafite usati per la fusione". La seconda motivazione è che, quando si dovevano comunicare i dati sulle emissioni all'Appa, non veniva utilizzato un particolare codice che indica il superamento della soglia normativa, quindi si "evitava l'intervento degli organi di controllo e protraeva consapevolmente le emissioni fuori limite".
 
Va ovviamente chiarito che si tratta di accuse che dovranno reggere in  contraddittorio e che per ora sono da dimostrare. Restano, però, i dati messi nero su bianco dal perito Giacomin, che nella sua relazione al pm scrive cose molto severe: "Il sistema di misurazione automatico a presidio delle emissioni principali dello stabilimento è gestito direttamente ed in tutte le sue funzioni dal personale dello stabilimento", e, "non garantisce l'adeguata protezione dei dati rispetto a possibili alterazioni degli stessi e la tracciabilità delle azioni compiute dal gestore del sistema". Inoltre "nel periodo considerato l'esame dei dati registrati e trasmessi dall'ente di controllo ha evidenziato il superamento frequente dei limiti di accettabilità espressi in flusso di massa per gli inquinanti polveri totali, ossidi di azoto e monossido di carbonio". 
 
Fin qui l'inchiesta giudiziaria. Ma ci sono degli aspetti in questa vicenda che non riguardano solo eventuali e presunte responsabilità penali. Riguardano anche quelle politiche. Dopo l'inchiesta "Fumo negli occhi", la politica provinciale aveva assicurato che tutto era tornato nella norma. Ora, a distanza di un anno dalle oblazioni pagate dall'Acciaiera alle parti civili proprio per gli sforamenti, ci si ritrova daccapo. Era entrato in funzione un nuovo impianto, sono stati stanziati (ma non erogati) 2,6 milioni di euro dalla Provincia per mettere in sicurezza i camini, si era cercata la trasparenza facendo pubblicare all'Acciaieria i dati sulle emissioni su internet. Ma, a quanto pare, la storia si ripete. Quanto ai dati su internet, una domanda - crediamo legittima - ci rimbalza nella testa: ma se degli sforamenti si sono accorti normali cittadini che poi hanno presentato un esposto, i controllori provinciali dov'erano?
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