Salute

Approvato il primo farmaco per lo scompenso cardiaco

Il medicinale, autorizzato nell'Unione Europea, ha dimostrato una riduzione significativa del rischio di morte cardiovascolare o peggioramento della malattia, migliorando notevolmente la qualità di vita dei pazienti

Lo scompenso cardiaco è una malattia cronica che peggiora con il tempo. E' causato dall'incapacità del cuore di garantire il corretto apporto di sangue a tutti gli organi, determinando l'accumulo di liquidi a livello degli arti inferiori, dei polmoni e in altri tessuti. Colpisce circa 64 milioni di persone in tutto il mondo ed è associata a gravosi effetti in termini di morbilità e mortalità. Lo scompenso cardiaco cronico è la causa principale di ospedalizzazione nelle persone con età superiore ai 65 anni e costituisce un significativo onere clinico ed economico. Ci sono diverse categorie di scompenso cardiaco classificate in base alla frazione di eiezione del ventricolo sinistro (LVEF), ossia la misurazione della percentuale di sangue che fuoriesce dal cuore ogni volta che esso si contrae. Tra queste ritroviamo: HFrEF (LVEF minore o uguale al 40%), HFmrEF (LVEF 41-49%) e HFpEF (LVEF maggiore o uguale al 50%). Circa la metà dei pazienti con scompenso cardiaco presenta HFmrEF o HFpEF, condizioni cliniche con opzioni terapeutiche limitate.

Ora una nuova speranza per questi pazienti arriva dal farmaco dapagliflozin. L’Unione Europea ha esteso l’indicazione di questo medicinale (giù utilizzato per altre patologie) all’intero spettro di pazienti con frazione di eiezione ventricolare sinistra (LVEF), compreso lo scompenso cardiaco con frazione di eiezione preservata e lievemente ridotta (HFpEF, HFmrEF). L’approvazione da parte della Commissione Europea segue la raccomandazione positiva del Comitato per i medicinali per uso umano del dicembre 2022, ed è basata sui risultati positivi dello studio di Fase III DELIVER, che hanno mostrato come dapagliflozin abbia ridotto significativamente del 18% il rischio di morte cardiovascolare o peggioramento dello scompenso cardiaco nei pazienti con scompenso cardiaco con frazione di eiezione lievemente ridotta o preservata rispetto al placebo, associandosi inoltre ad un miglioramento della qualità della vita dei pazienti trattati. I risultati degli studi di Fase III DELIVER e DAPA-HF hanno inoltre definito dapagliflozin come il primo farmaco per scompenso cardiaco a dimostrare un beneficio sulla riduzione di mortalità in tutto lo spettro della frazione di eiezione. Considerati i risultati di una analisi aggregata degli Studi di Fase III DAPA-HF e DELIVER presentata allo European Society of Cardiology Congress 2022dapagliflozin ha mostrato una riduzione del rischio di morte cardiovascolare del 14% e del rischio di mortalità per tutte le cause del 10%.

Un importante traguardo per i pazienti

“Nell’ambito della medicina cardiovascolare – afferma Michele Senni, Direttore della Cardiologia 1 e del Dipartimento Cardiovascolare dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e Professore di Cardiologia all’Università degli Studi di Milano Bicocca -, lo scompenso cardiaco a frazione di eiezione lievemente ridotta o preservata rappresenta a oggi il più importante bisogno clinico insoddisfatto, soprattutto a causa delle limitate opzioni di trattamento disponibili. L’approvazione europea dell’estensione dell’indicazione di dapagliflozin per il trattamento dello scompenso cardiaco cronico sintomatico a tutto lo spettro della frazione di eiezione rappresenta pertanto un importante traguardo per i pazienti affetti da tale patologia, consentendo a una popolazione più ampia di pazienti di beneficiare di un trattamento ben tollerato e indicato dalle linee guida internazionali. Lo studio DELIVER, il più ampio mai condotto sui pazienti con scompenso cardiaco con frazione di eiezione lievemente ridotta, preservata e migliorata, ha dimostrato come dapagliflozin, rispetto al placebo, sia in grado di ridurre in maniera significativa il rischio di morte cardiovascolare o peggioramento dello scompenso cardiaco, evidenziando l’efficacia di dapagliflozin e rafforzando le linee guida internazionali più recenti, che sostengono un utilizzo più ampio della classe degli SGLT2i nella pratica clinica”.

Dapagliflozin - continua Senni - ha inoltre mostrato evidenti effetti protettivi anche nei confronti della malattia renale cronica e del diabete mellito di tipo 2, due patologie croniche spesso correlate allo scompenso cardiaco. L’approvazione europea di dapagliflozin nello scompenso cardiaco indipendentemente dalla frazione di eiezione rappresenta quindi una importante opportunità per migliorare la gestione dei pazienti affetti da questa patologia e ci auspichiamo quanto prima di poter prescrivere questo farmaco anche in questo setting di pazienti”.

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Il farmaco ha effetti protettivi su cuore e reni

Dapagliflozin è un farmaco appartenente alla classe degli inibitori selettivi del co-trasportatore renale di sodio e glucosio (glifozine) e richiede una mono somministrazione giornaliera orale. Studi clinici hanno dimostrato la sua efficacia nel prevenire e ritardare la malattia cardiorenale (disordine fisiopatologico combinato di cuore e rene, in cui la disfunzione di uno dei due organi induce un danno/disfunzione dell'altro), proteggendo allo stesso tempo questi stessi organi. Un risultato importante date le interconnessioni esistenti tra cuore, reni e pancreas. Una patologia a carico di uno di questi organi può causare un danno per gli altri apparati, contribuendo allo sviluppo di alcune tra le principali cause di morte a livello globale, come ad esempio il diabete mellito di tipo 2, lo scompenso cardiaco e la malattia renale cronica.

Per quali altre patologie è indicato dapagliflozin

In Europa, dapagliflozin è già indicato in pazienti adulti e bambini dai 10 anni di età in su, non adeguatamente controllati per il trattamento del diabete mellito di tipo 2 in aggiunta alla dieta e all’esercizio. In questo gruppo di pazienti il farmaco è indicato in monoterapia, quando l’impiego di metformina è ritenuto inappropriato a causa d'intolleranza oppure in aggiunta ad altri medicinali per il trattamento del diabete di tipo 2. Dapagliflozin è anche indicato negli adulti per il trattamento della malattia renale cronica sulla base dei risultati dello Studio di Fase III DAPA-CKD (un solido programma di studi clinici disegnati per valutare i potenziali benefici di dapagliflozin nella protezione CV, renale e d’organo). Attualmente il farmaco è in fase di sperimentazione nello studio di Fase III DAPA-MI: il primo studio randomizzato controllato, condotto su pazienti senza diabete mellito di tipo 2, che hanno avuto un infarto miocardico acuto recente.

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Lo scompenso cardiaco

Lo scompenso cardiaco è una patologia cronica, che peggiora nel tempo e colpisce circa 15 milioni di persone in Europa. Circa la metà dei pazienti con scompenso cardiaco (HF) muore a cinque anni dalla diagnosi e i pazienti con HF con frazione di eiezione lievemente ridotta (HFmrEF) o preservata (HFpEF) non solo presentano un maggior rischio di morte e ospedalizzazione, ma sono soggetti a una sintomatologia e a limitazioni fisiche molto gravose, nonché a una scarsa qualità di vita. HFmrEF e HFpEF sono inoltre fortemente sotto-diagnosticate poiché i sintomi sono spesso aspecifici e sovrapponibili a quelli di altre condizioni cliniche. Queste condizioni spesso vengono complicate dalla presenza di molteplici patologie correlate, in modo particolare la malattia coronarica, l’obesità, il diabete, l’ipertensione persistente, e la malattia renale cronica, sottolineando l’importanza della gestione del rischio per i pazienti con questa patologia complessa.

Lo scompenso cardiaco in Italia

“In Italia lo scompenso cardiaco rappresenta la prima causa di ospedalizzazione dopo il parto e colpisce oltre un milione di persone”, afferma Raffaela Fede, Direttore Medico AstraZeneca Italia. “Di queste, circa il 50% è affetto da scompenso cardiaco a frazione di eiezione lievemente ridotta o preservata, patologia caratterizzata da un elevato bisogno clinico insoddisfatto con poche opzioni terapeutiche disponibili per i pazienti. AstraZeneca è orgogliosa di mettere a disposizione dei pazienti e della comunità scientifica dapagliflozin, primo trattamento per lo scompenso cardiaco a dimostrare, sulla base degli studi DELIVER, DAPA-HF e dell'analisi aggregata dei due trial, un beneficio comprovato in termini di riduzione della mortalità indipendentemente dalla frazione di eiezione. La riduzione dell’outcome composito determinato dal rischio di morte cardiovascolare o peggioramento dello scompenso cardiaco è un traguardo importante per i pazienti affetti da scompenso cardiaco a frazione di eiezione lievemente ridotta o preservata”.

Fonte: Today

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