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"Valeria Solesin non è morta a Parigi": complottista dovrà risarcire la famiglia con 20mila euro

Condannato il blogger noto per le teorie negazioniste, dal Ponte Morandi al coronavirus. Le indagini partite dalle querele presentate dalla famiglia

Valeria Solesin è ancora viva. Una falsità che ora costerà a Rosario Marcianò, blogger che si autodefinisce giornalista indipendente, un risarcimento di 20.000 euro alla famiglia della giovane veneziana, laureata all'Università di Trento e borsista all'Institut de Démographie di Parigi, uccisa nell'attentato al Bataclan il 13 novembre 2015. A riportare la notizia della condanna è il sito di informazione open.online che, con il suo giornalista David Puente, ha seguito il caso fin dall'inizio.

I dubbi, assurdi, insinuati da Marcianò miravano a dimostrare che l'azione terroristica era sostanzialmente una messinscena. Una delle tante teorie del complotto, che però è finita in tribunale dopo due querele presentate dalla famiglia Solesin e le conseguenti indagini. L'accusa è di diffamazione aggravata. L'aggravante, come accade in questi casi, è il carattere pubblico delle affermazioni prodotte, in virtù dell'ampia platea, virtualmente mondiale, raggiungibile tramite i social network. Platea alla quale Marcianò non manca di fornire l'Iban per sostenere la sua attività, nel nome della libera informazione.

Rosario Marcianò è noto per essere intervenuto con tesi negazioniste in ogni argomento di attualità negli ultimi 5 anni. Di volta in volta avrebbe insinuato dubbi sulle vittime dell'attentato di Nizza, su quelle del Ponte Morandi a Genova, arrivando ovviamente al coronavirus: i suoi account social sono stati posti sotto sequestro dalla Polizia Postale nel marzo 2020, in pieno lockdown, per aver incitato i fan ad "uscire tutti per strada in modo tale che carabinieri e polizia non sappiano più come fare per fermare tutti quanti". 

Va da sè che per i sostenitori della teoria del complotto nell'attentato di Parigi non sarebbe morto nessuno. Lo stesso Marcianò ha più volte cambiato versione fino ad ipotizzare che Valeria Solesin non fosse nemmeno mai esistita. Non stiamo parlando di qualche post o commento su Facebook ma di diversi contenuti, testi e video, diffusi tramite il suo blog, su Yotube e su Twitter. Una mole di fake news tale da spingere la famiglia a chiedere alla Giustizia di pronunciarsi. E così è stato. 

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