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Vaccini, nessun legame provato tra Johnson&Johnson e trombosi

L'Ema ha recentemente fatto partire una revisione per valutare segnalazioni di eventi tromboembolici nelle persone che hanno ricevuto il preparato della casa farmaceutica statunitense. Sarebbero 4 i casi gravi di coaguli di sangue insoliti con piastrine basse, di cui uno fatale, segnalato. L'ente regolatore per i farmaci negli States non avrebbe trovato correlazioni

I vaccini tornano sotto la lente, dopo il caso di AstraZeneca, analizzato più volte, gli altri non sfuggono ai controlli. Anche il vaccino anti-covid di Janssen di Johnson&Johnson è passato sotto una nuova verifica. Come riporta Today, la Food and Drug Administration, ente regolatore per i farmaci negli States, non ha trovato una relazione causale tra la vaccinazione con il siero J&J e alcuni casi di trombosi segnalati. La Fda, si legge in una nota, è a conoscenza dei casi di persone con gravi coaguli di sangue, a volte collegati a bassi livelli di piastrine nel sangue, dopo la somministrazione di J&J e ha sottolineato «che queste condizioni possono avere molte cause diverse», ha anche precisato che continuerà a investigare.

L'Ema (Agenzia europea per il farmaco) ha avviato venerdì 9 aprile una revisione per valutare segnalazioni di casi tromboembolici tra coloro che hanno ricevuto il vaccino J&J. Dopo la vaccinazione col siero della società farmaceutica multinazionale americana, sono stati segnalati quattro casi gravi di coaguli di sangue insoliti con piastrine basse negli Usa, di cui uno fatale. Il vaccino ora viene utilizzato solo negli Stati Uniti con un'autorizzazione all'uso di emergenza.

In Europa è stato autorizzato l'11 marzo, ma non viene ancora inoculato in nessuno dei 27 Paesi, anche se è previsto in consegna nelle prossime settimane. L'Europa ha già prenotato 200 milioni di dosi entro il 2021. All'Italia dovrebbero arrivarne circa 26-27 milioni.

Quello di J&J è un vaccino monodose. È basato su vettori derivati da adenovirus di serotipo 26 (Ad26). Le dosi possono essere conservate in frigorifero tra i 2°C e gli 8°C per tre mesi. Quando si riceve la dose, gli adenovirus inducono la produzione di una proteina che viene poi riconosciuta come una minaccia dal sistema immunitario. Viene così a svilupparsi una difesa contro la proteina del coronavirus, senza dover entrare in contatto con il coronavirus vero e proprio.

Sul portale del ministero della Salute si legge che «l'efficacia del vaccino monodose Janssen Covid-19 Vaccine (Johnson&Johnson), nelle forme gravi arriva fino al 77% dopo 14 giorni dalla somministrazione e all'85% dopo 28 giorni dalla somministrazione». L'azienda, dal canto suo, ha sottolineato che si è rilevata nel complesso un'alta efficacia all'81% contro le forme gravi della malattia da variante sudafricana, mentre contro le forme gravi di covid da variante brasiliana l'efficacia è stata dell’87%. 

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