Martedì, 26 Ottobre 2021
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Vaccini in vacanza e la terza dose dal 2022: le regole

Annunciata dal generale Figliuolo l'immunizzazione nei luoghi di villeggiatura con l'accordo delle Regioni. Si lavora sul richiamo contro il coronavirus che potrebbe essere disponibile dai medici di famiglia a partire da gennaio

Vaccini anche in vacanza, ma solo "per eccezionali motivi". Il commissario all'emergenza Francesco Paolo Figliuolo, dopo la pressione delle Regioni, ha cambiato idea. La seconda dose sarà fatta in vacanza soltanto a chi soggiornerà per lunghi periodi in città diverse da quelle di residenza e avrà anticipato per tempo l'intenzione di sottoporsi al completamento dell'immunizzazione nel luogo di villeggiatura. Non c'è solo questo. I ragionamenti si estendono anche sulla terza dose del vaccino contro il coronavirus. Si comincerà da 20 milioni di italiani considerati a rischio per fragilità (ovvero patologie pregresse), professione o età. E si immagina di cominciare da novembre, possibilmente insieme al vaccino antinfluenzale e dare un'accelerata fino a marzo-aprile. 

Le regole 

Come riporta Today, l'apertura ai vaccini in vacanza è arrivata ieri con una lettera di Figliuolo agli enti locali. Nella missivaa il generale ha spiegato che "laddove per eccezionali motivi dovesse rendersi necessaria la somministrazione della seconda dose a lavoratori e turisti che soggiornano al di fuori della Regione di residenza per un periodo di permanenza congruo questa struttura, qualora informata con adeguato preavviso, è disponibile al riequilibrio delle dosi da distribuire". Secondo il commissario i vaccini in vacanza sono "più uno spot che una necessità", perché "già siamo organizzati per i lavoratori non residenti o per chi si sposta in altre regioni per lungo tempo". Per quanto riguarda la registrazione, invece, "le attuali procedure, qualora correttamente implementate dalle Regioni, consentono la regolare tenuta dei flussi informativi". 

Secondo le regole per i vaccini in vacanza, dovrà essere l'interessato ad avvertire che soggiornerà per un lungo periodo in una città diversa da quella dove ha ricevuto la prima dose. La somministrazione verrà registrata nell’anagrafe vaccinale nazionale gestita dal ministero della Salute che farà fede per il rilascio del Green pass. Un compito che verrà affidato ai tecnici di Sogei che gestiscono le piattaforme della tessera sanitaria. Ma si ragiona anche attorno alla possibilità di un call center che gestisca tutto attraverso la comunicazione del codice fiscale. 

Il cambio di verso rispetto alle intenzioni di un paio di settimane fa, scrive oggi il Corriere della Sera, è dovuto al fatto che non stiamo parlando di numeri giganteschi. Le proiezioni delle prenotazioni danno una curva dei richiami non così affollata nelle due settimane centrali di agosto. Anche grazie al margine di manovra che offrono i sieri: quelli a Rna messaggero come Moderna e Pfizer consentono una flessibilità nella seconda dose che oscilla tra i 21 e i 42 giorni, mentre per AstraZeneca lo spazio temporale è tra le otto e le dodici settimane. Per la prima metà di agosto tra i 25 e i 30 milioni di italiani potrebbero essere già coperti a ciclo completo (o con il monodose J&J): quindi non avranno bisogno della portabilità del vaccino.

Il vaccino in vacanza

Altri richiami arriveranno tra luglio e agosto, quindi non ci sarà problema per loro. E proprio ad agosto non dovrebbe esserci alcun problema per le dosi, visto che sono in programma consegne molto superiori alle necessità. Sempre il Corriere spiega che "l’indicazione di massima sarebbe quella di identificare una permanenza non inferiore alle 2 settimane ma si deciderà nelle prossime ore. Il commissario ha dato margine di manovra alle regioni ma ha indicato l’eccezionalità della procedura. Significa che non si tratta di un diritto garantito a tutti: è necessario fermarsi in un luogo di villeggiatura per un tempo sufficiente e non essere di passaggi". 

Mentre per ora sono esclusi i turisti che arrivano dall’estero, nonostante alcune Regioni, come il Veneto, lo abbiano chiesto. "Anche sulla base di una richiesta pervenutami dalla conferenza delle Regioni, stiamo dando il massimo della flessibilità. Già in fase di prenotazione, le persone devono poter calibrare la loro prenotazione in modo da non far cadere la seconda dose nel periodo delle vacanze. Se ciò dovesse avvenire e qualcuno dovesse pensare di non poter rientrare, le regioni si stanno impegnando a fare in modo che si possa fare la dose in un'altra regione in cui si trascorre la propria vacanza", ha annunciato  Figliuolo. "I sistemi informativi - ha aggiunto - saranno allineati in modo che tutto il flusso dei dati avvenga correttamente e ci sia la corretta registrazione. A tutto questo seguira un'attivita della struttura commissariale di bilanciamento di dosi dal punto di vista logistico".

Intanto dalle parti della struttura commissariale si ragiona su un'altra tematica sul tavolo. Ovvero quella della terza dose di vaccino. L’obiettivo, spiega oggi Repubblica, è coprire con la terza dose i soggetti più fragili, per età (over 60-65) o per motivi di salute. È prevista anche per gli operatori sanitari e per chi svolge lavori essenziali. Il totale è stimato in 20 milioni di persone. Saranno utilizzati vaccini che si basano sulla tecnologia dell’Rna, in particolare Pfizer. Come da programma Ue che ha ordinato per il prossimo anno 900 milioni di dosi Pfizer.

La terza dose

C’è ancora qualche incertezza legata ai tempi dell’immunità, ma si presume che duri almeno un anno. L’ipotesi è quella di partire con le terze dosi già a partire da gennaio prossimo, ossia a un anno dai primi vaccini. Per quanto riguarda i luoghi di somministrazione c’è l’intenzione di dismettere i grandi hub una volta raggiunta un’adeguata copertura della popolazione. Le terze dosi quindi sarebbero affidate ai medici e ai pediatri di famiglia. Anche se secondo l’Ema, Agenzia europea per i farmaci, è prematuro decidere ora. "È vero, non sappiamo quanto durerà la protezione dei vaccini. Ma presto o tardi il richiamo andrà fatto. Su questo avrei pochi dubbi", sostiene con il quotidiano Sergio Abrignani, immunologo dell’università di Milano e del Cts, il Comitato tecnico scientifico.

Che il prescelto per la terza dose sia Pfizer-BioNTech è un ragionamento che si basa sul fatto che la Commissione europea ha già detto di non voler confermare per l’anno prossimo i contratti con chi produce quelli a vettore virale come AstraZeneca. Sia per i problemi con le consegne che hanno ritardato i piani vaccinali dei paesi europei soprattutto all'inizio, sia per la questione della trombocitopenia, che però potrebbe essere risolta dalle case farmaceutiche sia per quanto riguarda Vaxzevria che per Johnson & Johnson. C’è invece un accordo per l’acquisto di 900 milioni di dosi di Pfizer, basato sulla tecnologia dell’Rna messaggero che viene considerata molto affidabile per efficacia e sicurezza.

La terza dose potrebbe poi servire a contrastare le varianti che stanno circolando adesso quando calerà l’immunizzazione della popolazione. Per adesso anche quella indiana non sembra in grado di aggirare l'immunità. Altrimenti i vaccini verranno cambiati per renderli validi anche contro le varianti. Il piano partirà da fragili, lavoratori a rischio e anziani. Poi si vedrà. 

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