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Venerdì, 3 Dicembre 2021
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Dalla violenza al riscatto, Joy si è ripresa la vita e una laurea

Il successo di fine settembre è ancora più grande pensando al dolore sofferto da giovanissima. La sua è una storia di violenze brutali e "superstizioni ancestrali"

Ha ripreso in mano la sua vita e l'ha resa meravigliosa Joy Ehikioya, la 23enne originaria della Nigeria, prima studentessa laureata del Progetto accoglienza richiedenti asilo e rifugiati/e promosso dall’Università di Trento. Il successo di fine settembre è ancora più grande pensando al dolore sofferto da giovanissima. La sua è una storia di violenze brutali e superstizioni ancestrali. “È anche una storia di emigrazione involontaria, qualcosa di prossimo alla deportazione. È, infine, la storia della riacquisizione del proprio vero nome: reclamato, reimparato” scrive Joy, parlando di sé e di quanto ha vissuto su "Dimmi".  U na vita da lei stessa raccontata in un diario di testimonianze sulle angosce, le difficoltà e le occasioni di riscatto di chi è costretto a lasciare la propria terra per scappare in un luogo più sicuro.

La laurea di Joy Ehikioya (Foto ©UniTrento - Federico Nardelli)

A fine settembre Joy ha concluso un nuovo capitolo della sua vita, che parla di riscatto e promesse per il futuro: ha conseguito la laurea triennale in Comparative European and International legal studies, un percorso di studi nuovo che la Facoltà di Giurisprudenza offre interamente in lingua inglese. La discussione si è svolta nella Facoltà di Giurisprudenza. Poi un rapido saluto con parenti e amici e subito a Palazzo Sardagna per un incontro con il rettore Flavio Deflorian e la prorettrice alle politiche di equità e diversità Barbara Poggio, che hanno voluto condividere con lei la gioia di questo traguardo raggiunto. Un risultato che premia la studentessa in primo luogo, ma che è anche una soddisfazione per le persone che hanno lavorato in questi anni al Progetto accoglienza richiedenti asilo e rifugiati/e. Il progetto assicura alle studentesse e agli studenti selezionati vitto e alloggio e un affiancamento e sostegno per usufruire di tutti i servizi messi a disposizione dall’Ateneo. Al momento il progetto segue 15 tra studenti e studentesse da 10 Paesi.

"Fin da quando è arrivata all’università di Trento, Joy Ehikioya ha mostrato forte motivazione per lo studio e una grande passione per l’ambito prescelto, quello degli studi giuridici internazionali. In poco tempo ha imparato la lingua italiana ed è riuscita a costruire molte relazioni" commenta la prorettrice Barbara Poggio che ha seguito la storia di Joy da vicino in questi anni. "È una ragazza molto determinata: nei tre anni non soltanto ha ottenuto tutti i crediti richiesti per rimanere nel progetto, ma li ha addirittura superati, laureandosi in corso con ottimi voti in molte discipline. Il percorso di Joy rappresenta un motivo di grande soddisfazione per l’Ateneo e credo possa essere di ispirazione per molti altri studenti e studentesse".

Nel corso della sua carriera universitaria a UniTrento ha partecipato a molti eventi legati al tema dei richiedenti asilo e rifugiati ed è stata invitata dall’Ateneo a partecipare a vari eventi per portare la sua testimonianza di studentessa richiedente asilo e poi rifugiata nel progetto di accoglienza. Con il suo sostegno ai nuovi studenti e colleghi universitari inseriti nel programma si è rivelata una risorsa fondamentale per la buona riuscita del progetto. Durante i suoi anni di studio ha anche svolto varie attività lavorative con il programma di collaborazione studentesca “150 ore” come sostegno alle studentesse e agli studenti internazionali nel polo di Povo. Significativo anche il tema della sua tesi: "Integration as an aftermath of Migration" discussa con la relatrice Elena Fasoli e dedicata alla promozione dell’integrazione efficace di chi arriva da lontano.

La storia di Joy

La storia di Joy è stata scritta da lei stessa sul sito "Dimmi", diverse le pagine di diario che ricostruiscono quel dolore, ma anche la forza di una giovane donna che a soli 23 anni ha vissuto l'emarginazione, la violenza, è stata strappata dalla sua vita, ha affrontato il "viaggio della speranza". Nella sua biografia si legge: 

"Questa è una storia di violenze, di superstizioni ancestrali, e ancora di violenze. È anche una storia di emigrazione involontaria, qualcosa di prossimo alla deportazione. È, infine, la storia della riacquisizione del proprio vero nome: reclamato, reimparato.

Ma andiamo con ordine.

Azzurra - questo il nom de plume scelto dall’autrice - nasce nel 1997 in Nigeria. È l’ultima di quattro figli: due fratelli, una sorella, infine lei. La famiglia non potrebbe essere più completamente felice. Certo, c’è un po’ di preoccupazione, perché l’ultima nata, al pari della sorella, è albina. E in Nigeria gli albini sono malvisti:  emarginati, discriminati, in alcuni casi perfino perseguitati.

Azzurra si accorge presto della sua eccezionalità. I genitori le dedicano attenzioni speciali, cercando di ridurre al minimo i suoi contatti con il mondo esterno; il mondo esterno, dal canto suo, non perde occasione di mostrarle crudeltà. Anche gli altri bambini sono potenzialmente letali, per lei: bullismo, minacce, violenze mascherate da giochi. Anche i bambini, d’altronde, respirano l’aria degli adulti: ed è un’aria di antiche superstizioni, credenze stregonesche che indicano lei, l’albina, come quella sbagliata, quella che “lì non dovrebbe stare”.

Lei, dal canto suo, non ha mai pensato di essere fuori posto. Ha avuto la fortuna – lo ripete più volte, nel suo scritto – di nascere all’interno di una famiglia numerosa e molto unita. Gli altri la emarginano, la discriminano? Cambia scuola, cambia città, ricomincia altrove. Non basta.

Nella storia di Azzurra arrivano i giorni in cui rimpiangere il tempo in cui era “soltanto” emarginata, “soltanto” discriminata. Arriva un giorno in cui un gruppo di fanatici la rapisce e la riduce a oggetto di sacrificio sull’altare di chissà quale folle dio.

Azzurra è tenuta prigioniera. Azzurra subisce ripetuta violenza.

La fuga miracolosa, lanciandosi da una finestra sui cocci di bottiglia, è la triste prefigurazione di quanto avverrà da lì a poco. È scappata dal male per finire nel peggio. Nuove violenze, se possibile più atroci delle precedenti.

Di mano in mano finisce in Libia, viaggiando di notte chiusa nel bagagliaio di un’auto. L’ultimo dei suoi aguzzini ha un pentimento, e decide di aiutarla a recarsi in Italia, non potendo – chissà perché, poi – ricondurla alla sua famiglia in Nigeria.

Chi parte verso l’Europa, specie se donna, ha una certa consapevolezza dei pericoli cui va incontro. Perché oltre alla sete e alla fame del deserto, oltre agli stenti, oltre alle ruberie e ai ricatti dei trafficanti, oltre alla corruzione e alle botte delle guardie di ogni Stato, residua una violenza ad hoc, rivolta a lei in quanto donna. Chi parte mette in conto tutto questo, prega che il caso la salvi almeno dall’essere stuprata.

Azzurra non aveva messo in conto nulla di tutto ciò, perché semplicemente non aveva messo in conto di partire.

Eppure si ritrova in un barcone, e poi in Italia, dove le molte ferite esterne le vengono finalmente medicate. A quelle interne sta tuttora lavorando. Da un po’ di tempo, Azzurra ha ricominciato a chiamarsi Joy, Gioia, che è il suo vero nome, esattamente quello che le spetta".

Progetto accoglienza studenti richiedenti asilo e rifugiati/e

Per concretizzare il proprio impegno in riferimento ai temi delle migrazioni forzate, l’Università degli studi di Trento si è impegnata ad accogliere e agevolare l’accesso al percorso universitario di un gruppo selezionato di soggetti presenti sul territorio trentino con lo status giuridico di richiedenti asilo politico e/o già in possesso di protezione internazionale, in possesso dei titoli di studio necessari per accedere all’università.

Nel luglio 2016 l’Ateneo ha attivato il Progetto di accoglienza “Richiedenti asilo all’Università”. L’iniziativa ha preso avvio con la stipula di un Protocollo d’intesa tra l’Ateneo e la Provincia autonoma di Trento (Assessorato alla salute e politiche sociali e Assessorato all’università e ricerca, politiche giovanili, pari opportunità, cooperazione allo sviluppo), con il coinvolgimento di Cinformi e Opera Universitaria. Tale accordo definisce una cornice istituzionale di collaborazione tra i soggetti coinvolti, finalizzata a realizzare un percorso di integrazione strutturato per richiedenti e/o titolari di protezione internazionale, rafforzando le collaborazioni con il territorio trentino e la società civile e contribuendo alla “terza missione” dell’Università.

Dal suo avvio, hanno partecipato al Progetto persone provenienti da Camerun, Venezuela, Costa d’Avorio, Guinea Conakry, Gambia, Nigeria, Pakistan e Afghanistan, che si sono iscritte a corsi di laurea presso i seguenti Dipartimenti: Sociologia e Ricerca Sociale, Lettere e Filosofia, Economia e Management, Giurisprudenza e Informatica. Il Progetto, che si avvale anche del supporto operativo di giovani in servizio civile, è coordinato dalla Direzione Didattica e Servizi agli Studenti, in collaborazione con l’Ufficio Equità e Diversità di UniTrento, altri uffici e servizi dell’Ateneo, e con enti e associazioni del territorio.

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