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In Trentino il maggior tasso di terapie intensive occupate

I dati del monitoraggio Iss al vaglio della cabina di regia: la provincia dovrebbe restare in giallo

Venerdì, ormai tradizionale giorno del monitoraggio settimanale dell'Istituto superiore di sanità e del Ministero della Salute. I dati all'esame della cabina di regia sono quelli che poi dovrebbero stabilire la zona colorata di una determinata regione. E c'è un dato che non può fare felice il Trentino: la provincia infatti è in vetta alla graduatoria dell'occupazione delle terapie intensive covid.

Secondo i dati aggiornati infatti, in Trentino la percentuale di terapie intensive occupate da malati covid è il 27,8%, seguito Marche (23,9%) e Toscana (21,7%). Un dato che da solo sarebbe ai limiti della zona rossa, dove la soglia è fissata al 30%. Al momento comunque, non sono in vista cambi di colore per la provincia. Nelle scorse settimane si temeva per un'eventuale impennata dei ricoveri in area medica, che però sembrano restare all'interno dei parametri consentiti per la zona gialla: al momento l'occupazione dei posti in area non critica è stabile al 19%, mentre la soglia per l'arancione è fissata al 30%. Difficile tornare "in bianco" con un dato simile sul fronte delle terapie intensive, ma finché i ricoveri tengono almeno l'arancione sembra scongiurato.

Per quanto riguarda i dati italiani, il monitoraggio segnala un altro aumento sia dell'indice di trasmissibilità Rt che dell'incidenza, che in una settimana è praticamente raddoppiata, passanto da 783 a 1669 casi ogni 100mila abitanti. L'Rt sale invece a 1,43 dal valore di 1,18 della settimana precedente. Il dato italiano del tasso di occupazione in terapia intensiva questa settimana è al 15,4% (rilevazione giornaliera Ministero della Salute al 06 gennaio) contro il 12,9% (rilevazione giornaliera Ministero della Salute al 30 dicembre) della settimana precedente. Il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale sale invece al 21,6% (rilevazione giornaliera Ministero della Salute al 06 gennaio) rispetto al 17,1% (rilevazione giornaliera Ministero della Salute al 30 dicembre).

Zona gialla o arancione: cosa cambia

In zona bianca e gialla chi non ha un Super Green Pass ha le stesse limitazioni. Dal 10 gennaio si applica anche alla zona bianca e gialla l’obbligo di super green pass per la quasi totatalità delle attività. La differenza principale rimasta in piedi tra zona bianca-gialla e quella arancione è dunque la regola degli spostamenti al di fuori del proprio comune per i non vaccinati (che possono comunque uscire dal comune, per lavoro, per il vasto e mai chiarito fino in fondo campionario di "necessità", e motivi di salute).

La zona rossa quella in cui sono ancora eventualmente vigenti le regole dell'inverno 2020-2021 con le chiusure che valgono per tutti en coprifuoco e limitazioni agli spostamenti. L'unica regione a rischio lockdown è la Valle d'Aosta che già oggi supera la soglia della zona rossa per i posti letto occupati nei reparti ordinari.

Incubo zona rossa

È la zona rossa quella in cui sono ancora eventualmente vigenti le regole dell'inverno 2020-2021. Scattano le chiusure, con coprifuoco e limitazioni agli spostamenti. Bar, ristoranti, negozi, palestre, cinema, teatri e musei chiusi per tutti, anche se si è vaccinati. L'unica regione che all'orizzonte intravede la zona rossa è la Valle d'Aosta: già oggi supera le soglie della zona rossa per incidenza e posti letto occupati nei reparti ordinari. Ma il bassissimo numero di ricoveri in terapia intensiva allontana per tutto gennaio lo scenario. Il fatto che in tutte le regioni i ricoveri aumentino con ritmi molto diversi rispetto alle altre ondate, allontana ovunque la zona con più restrizioni. Il picco di casi è atteso tra 10-15 giorni.

Si finisce, lo ricordiamo, in zona gialla con incidenza oltre i 50 casi ogni centomila abitanti, 15% di posti letto occupati da pazienti Covid nei reparti ordinari, e 10% di posti letto occupati nelle terapie intensive Covid. Per la zona arancione, incidenza superiore ai 150 casi ogni centomila abitanti, 30% di posti letto occupati nei reparti ordinari e 20% nelle terapie intensive. Per la zona rossa, incidenza sempre superiore ai 150 casi ogni centomila abitanti, 40% di posti letto occupati nei reparti ordinari e 30% nelle terapie intensive.

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