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La questione

Bonus bollette 180 euro, cambiano i criteri: cosa succede

I sindacati: "Vincolare i 180 euro alle dichiarazione dei redditi fino a 40mila euro lascia fuori gran parte del ceto medio di lavoratori dipendenti che pagano le tasse fino all’ultimo centesimo"

Sul bonus bolletta provinciale di 180 euro ci sono dei ripensamenti. Se, quando annunciato qualche tempo fa sembrava poter essere richiesto da una platea molto vasta, a metà ottobre, venerdì 14 ottobre, è arrivata la notizia che l'amministrazione provinciale avrebbe ipotizzato il criterio della soglia del reddito lordo tra i 40 e 50mila euro. Una notizia, questa, che ha scatenato l'indigazione dei sindacati trentini. 

"Di male in peggio. Sul bonus bollette la Giunta provinciale non riesce proprio ad evitare una misura iniqua. Ci vuole non poca perseveranza" dicono i segretari di Cgil Cisl Uil commentando le parole del presidente Fugatti che al termine della riunione di giunta ha annunciato l’ipotesi di riconoscere i 180 euro a quanti dichiarano un reddito lordo compreso tra i 40 e i 50mila euro.

"Se l’intento era quello di dare seguito alle critiche per un provvedimento concepito come contributo a pioggia per tutti, dunque iniquo, sicuramente l’ipotesi annunciata oggi non risolve alcunché in termini di equità e sostegno alle famiglie del ceto medio" fanno notare Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti. Il meccanismo si baserebbe infatti sulla dichiarazione dei redditi.

"In questo modo - proseguono i segretari - verranno escluse moltissime famiglie del ceto medio di lavoratori dipendenti con redditi lordi di 40mila euro e che pagano le tasse fino all’ultimo centesimo, mentre tanti liberi professionisti, imprenditori, esercenti e agricoltori che dichiarano redditi bassissimi potranno ricevere il bonus anche se hanno ingenti patrimoni e redditi reali più alti della media. Altro che sostegno. Questa è una presa in giro, per di più in un momento di grave difficoltà per le famiglie".

I sindacati poi aprono la riflessione anche sulla modalità, che li lascia perplessi: "Interventi una tantum che se non verranno tarati in modo equo rischiano di essere totalmente inefficaci, deludendo le attese dei più". Da qui la richiesta di adottare subito criteri equitativi per aiutare chi sta peggio. “Si guardi a quanto fatto a Bolzano dove la Giunta ha previsto interventi per 230 milioni di euro e ne distribuirà un’ampia fetta alle famiglie misurando la loro condizione economica con l’Isee. Perché in Trentino non si può fare?”, concludono.

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