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Giugno: il mese del Solstizio e della Notte di san Giovanni. Ecco i proverbi trentini

Si avvicina il giorno più lungo dell'anno, ed è tempo di festeggiare, prima di rimettersi al lavoro "co la falz en pugno". Ecco tutti i proverbi del mese

I fuochi di san Vigilio a Trento, foto di Claudio Mosna

Anche quest'anno è arrivato "giugno co la falz en pugno". L'antico adagio trentino sembra fare il paio con il "settembre, andiamo" dannunziano, solamente che in questo caso è tempo di mietere. Il mese che unisce primavera ed estate era, un tampo, particolarmente importante per la coltura dell'uva e dei cereali. Astronomicamente parlando è il mese del solstizio d'estate, festività che affonda le radici nell'alba dei tempi e che, con l'avvento della cristianità, ha assunto connotati pari al Natale, che infatti si celebra nei giorni del solstizio d'inverno.

Per il Trentino è un vero e proprio mese di festa visto che san Vigilio, patrono di Trento ed evangelizzatore delle valli trentine, si celebra il 26 giugno. Siamo, dunque, nei giorni di frenesia prima del raccolto. Senza dimenticare che appena due giorni dopo la celebrazione del primo vescovo di Trento c'è un'altra festa con una valenza antropologica importantissima: la notte di san Giovanni quando "l'acqua la guarìs tuti i malàni". Il riferimento è alla "rugiada di san Giovanni", ritenuta miracolosa in diverse regioni italiane. Tradizionalmente la stessa notte era anche consigliata la raccolta delle noci, ancora verdi, per preparare un buon nocino che scaldasse gli animi l'autunno successivo.

Una scadenza importante, come detto, per il raccolto dei cereali visto che "de san Zoàn ogni spiga l'è gran". Da notare un altro parallelismo con un detto autunnale: "de san Martìn ogni mosto l'è vin". Per quanto riguarda l'uva l'appuntamento per pronosticare la vendemmia è, invece, quello di san Barnaba (11 giugno). "De san Barnabà l'ùa la vèn e 'l fior el và", così recita il proverbio. All'apostolo di Cipro è anche legata una curiosità: in trentino si dice che "l'è 'l dì pù lonc de l'istà". Ma come è possibile? Ebbene, la saggezza popolare custodisce memoria delle festività precedenti alla riforma gregoriana del 1582, quando la festa di san Barnaba coincideva con il solstizio d'estate.

E' anche tempo di alpeggio: con il mese di giugno le malghe ormai sono "caricate", ovvero in piena attività. Le mandrie sono state portate dalla valle all'alpe, laddove "el prà 'l fa la vaca, e la vaca la fa 'l prà". Equilibrio perfetto tra sfruttamento delle risorse naturali e sostenibilità. Se è vero che "i pùlesi de san Vìli da zènto i deventa mili" è vero anche che il povero contadino può stare sereno: il raccolto è imminente e presto ci aranno grano e frutti in abbondanza. Non è certo il momento di fare economia, come sottolinea il detto "giugno, slarga 'l pugno". Insomma: è il momento di festeggiare, di finire ciò che c'è in dispensa, di celebrare la vita che, come il sole, sta per raggiungere l'apice, prima di tornare al lavoro "co la falz en pugno". 
 

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