Lunedì, 22 Luglio 2024
Solidarietà

La testimonianza di suor Rosetta Benedetti che in Moldavia accoglie i profughi ucraini

Negli occhi della suora originaria di Segonzano la disperazione del popolo ucraino: "Una mamma con un bambino di tre mesi non aveva nemmeno la forza di salire le scale”

“I nostri fratelli ucraini hanno dovuto lasciare la loro terra e cercarsi un luogo dove poter vivere lontano dalla guerra e dalla paura di perdere la vita. Ne abbiamo accolti e ne accoglieremo anche noi finché ce ne sarà bisogno, con la speranza che possano tornare nelle loro case al più presto”. Da Chisinau, capitale della Moldavia, al confine con l’Ucraina giunge al centro missionario diocesano di Trento la testimonianza di suor Rosetta Benedetti delle suore missionarie della provvidenza.

Originaria di Segonzano, suor Rosetta Benedetti è da decenni attiva nell’assistenza sociale in Moldavia e ora impegnata nell’emergenza insieme alle consorelle Iuliana Fartade e Mihaela Mihalut. 

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“Abbiamo visto tanta sofferenza, dolore e cuori spezzati, certi avevano il volto sfigurato dalla stanchezza, come quella giovane mamma con in braccio la sua piccola creatura di soli tre mesi: non aveva nemmeno la forza di salire le scale dalla debolezza”.

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I primi rifugiati, testimonia suor Rosetta, sono arrivati il 27 febbraio, tre giorni dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. Poi, nei giorni e nelle notti successive, gruppi o singole persone accompagnate da volontari o dalla polizia hanno continuato a presentarsi chiedendo rifugio nelle strutture delle suore.

Sono molte le donne sole o con i figli che scappano dai bombardamenti. Attualmente sono circa un centinaio i rifugiati accolti: dai neonati agli anziani. “Non potendo comunicare con loro a parole abbiamo cercato di usare un’altra lingua, quella della carità. A volte i gesti sono capiti meglio perché arrivano direttamente al cuore: un abbraccio, un sorriso, un gesto di gentilezza”.

Il centro missionario di Trento ha inviato a Chisinau un primo aiuto in denaro. Nei prossimi giorni partirà un furgone carico di merce inviata dalla Caritas, soprattutto medicinali.

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