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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Montagna

Superbonus turismo, i rifugi alpini rimangono fuori

I 500 milioni di euro stanziati dal Pnrr non andranno ai rifugi. Bussone, presidente Uncem: "Il governo intervenga subito a sostegno del turismo montano vero, green e intelligente"

"Il superbonus 80% per le strutture ricettive non include i rifugi alpini, che ancora una volta, come già avvenuto per i ristori nel periodo successivo al primo lockdown, vengono dimenticati". Così Marco Bussone, presidente dell'Unione nazionale Comuni, comunità ed enti montani (Uncem), commenta le modalità di erogazione dei crediti d'imposta e dei contributi a fondo perduto da destinare al settore ricettivo e alle imprese turistiche: il cosiddetto "superbonus 80% turismo".

Parliamo di 500 milioni di euro complessivi, stanziati nell'ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) per la ripartenza post pandemia. Misure che, secondo le linee guida emanate dal ministero del Turismo, aiuteranno: le imprese alberghiere, le strutture che svolgono attività agrituristica, le attività ricettive all'aria aperta e le imprese del comparto turistico, ricreativo, fieristico e congressuale (compresi gli stabilimenti balneari, i complessi termali, i porti turistici e i parchi tematici). Ma non i rifugi alpini.

Per questo l'Uncem chiede ora ai ministri dello Sviluppo economico e del Turismo di "includere rifugi escursionistici, nelle Alpi e negli Appennini, posti tappa gestiti e tutte le tipologie di edifici con finalità ricettive che necessitino lavori di rigenerazione e riqualificazione energetica e interventi antisismici".

Se lo scopo è quello di promuovere il turismo sostenibile in Italia, sottolinea l'Unione, "considerata l'ubicazione dei rifugi e l’esposizione degli stessi a condizioni climatiche particolarmente avverse, questo tipo di riqualificazione assumerebbe un chiaro significato e produrrebbe un evidente risparmio energetico e una rivalorizzazione delle strutture, motivo alla base di questa misura. Dare accesso a questo tipo di misure vuol dire iniziare a riconoscere al turismo montano vero, green e intelligente, una strategia di ripartenza con possibilità di investimenti che superino la mera campagna dei ristori, finora insufficiente oltre che limitata a causa dell’esclusione di alcune determinate categorie".

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