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Lunedì, 24 Gennaio 2022
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Stato di emergenza "congelato": perché Draghi ha accelerato e cosa succede ora in Italia fino al 31 marzo 2022

La variante Omicron preoccupa e il premier decide di anticipare i tempi: fine marzo è solo il primo step, c'è già chi guarda a fine giugno come possibile orizzonte

La decisione è stata presa dal premier Mario Draghi: stato di emergenza fino al 31 marzo 2022. Quello che è stato ribadito da molti è che in teoria è possibile rinnovare lo strumento giuridico utilizzato per gestire la pandemia in Italia, che permette di attivare poteri straordinari in deroga alle leggi, per un ulteriore mese dopo l'attuale scadenza del 31 dicembre 2021, fino al 31 gennaio 2022. Ora, però, si va verso un decreto ad hoc che congela la situazione per altri tre mesi con le regole attuali, il sistema a colori delle regioni (zona bianca, gialla, arancione e rossa), il supporto del comitato tecnico scientifico e le attività della struttura commissariale di Figliuolo. Ora servirà una legge per andare oltre i due anni previsti dal codice della Protezione civile come durata massima dello stato di emergenza. Ma non sembrano esserci più ostacoli.

Stato di emergenza fino al 31 marzo: perché il premier ha fretta

La cabina di regia non è stata ancora convocata, ma stavolta si dovrebbe arrivare direttamente in consiglio dei Ministri con il decreto legge da sottoporre all’esame del Parlamento con la proroga. Draghi vuole che la decisione sia assunta il prima possibile.

Come spiega Today, a preoccupare Palazzo Chigi è la variante Omicron che potrebbe nelle prossime settimane correre anche in Italia. Il governo sceglie così il congelamento di tre mesi dello stato di emergenza, per uno "stato di precauzione" a tempo, all'insegna della massima cautela. La curva del virus continuerà presumibilmente a salire nelle prossime settimane. E di certo fino a Natale, quando secondo Repubblica si andrà verso i trentamila positivi al giorno. "Serve prudenza. Sarebbe dunque contraddittorio chiedere cautela nei comportamenti e, contestualmente, mandare al Paese un messaggio di normalità, con il rischio di far abbassare la guardia ai cittadini", ragiona il quotidiano romano.

Fino a pochi giorni prima il premier voleva aspettare il totale dispiegamento degli effetti della stretta del 6 dicembre, quando è entrato in vigore il Super Green Pass, in modo da valutare intorno al 20-21 dicembre l'andamento dei contagi e delle vaccinazioni. Lo scenario, però, sta cambiando: l'ondata Omicron che si appresta a travolgere l'Europa è imponente e anticipare la decisione di una settimana è diventata una priorità a Palazzo Chigi. "Oltre il 40% dei nuovi contagi di Covid registrati nella capitale è causato da Omicron", ha annuncia il ministro della Sanità britannico, Sajid Javid.

La variante Omicron preoccupa l'Italia: al momento sono 27 i casi. È il dato aggiornato rilasciato dall'Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, che al 13 dicembre conta 1.686 casi finora segnalati da 23 Paesi dell'area Unione europea/Spazio economico europeo. Complessivamente a livello mondiale ci sono stati 6.430 casi confermati di Omicron, segnalati da 70 Paesi. Numeri contenuti in Italia al momento, ma gli esperti del Cts e del ministero della Salute hanno spiegato al premier che c'è poco da illudersi: ciò che succede a Londra si replica poi a Roma. Tempi e percorsi decisionali semplificati, dunque. Ieri gli esperti americani dei Cdc, Centers for disease control and prevention, hanno aggiunto l’Italia alla lista dei Paesi (tra cui figurano già buona parte degli Stati europei) verso i quali è sconsigliato viaggiare.

Sullo sfondo c'è la politica e soprattutto la corsa al Quirinale. La prosecuzione dello stato di emergenza comporta una conseguenza non da poco: quella parte di maggioranza che chiede a Draghi di restare a Palazzo Chigi fino al 2023, lasciando perdere la tentazione del Quirinale, inevitabilmente esce rafforzata dalla scelta di rinnovare una condizione emergenziale, che invita a evitare salti nel buio e rischi di elezioni anticipate (certe, secondo molti osservatori) se il premier diventasse il successore di Mattarella. Le Regioni, Fedriga in testa, erano contrarie alla proroga dello stato di emergenza ma ormai la decisione è stata presa: i dati per Draghi sono già eloquenti e destinati a peggiorare nelle prossime settimane, come comunicherà anche domani in Parlamento in vista del Consiglio europeo di giovedì.

Bisognerà inevitabilmente passare dal Parlamento e trovare un sostegno compatto da parte dei partiti che compongono la maggioranza di governo, ma i numeri ci sono. Non solo: secondo la Stampa il 31 marzo è solo il primo step: c'è già chi guarda a fine giugno come possibile orizzonte.

Cos'è lo stato di emergenza

Lo stato di emergenza è deliberato dal consiglio dei ministri su proposta del premier d'intesa con i governatori e i presidenti delle Province autonome interessate. Viene disposto al verificarsi di eventi eccezionali, come terremoti alluvioni o come avvenuto per il Covid-19. Tra le prime deliberazioni del cdm c'è quella di individuare le risorse finanziarie per l'avvio degli interventi più urgenti. Con lo stato di emergenza vengono autorizzate anche le ordinanze di protezione civile in modo da poter agire con urgenza e con poteri straordinari. Si possono inoltre attuare interventi speciali con ordinanze in deroga alle disposizioni di legge, rispettando i principi generali dell'ordinamento giuridico. 

Sono snellite le procedure di approvazione di leggi e decreti. Vengono anche disposte le misure sanitarie, come l'obbligo delle mascherine all'aperto o il distanziamento sociale, e incentivato il ricorso allo smart working per le aziende. Il governo, inoltre, può ricorrere agli ormai celebri Dpcm, decreti che non passano attraverso l'approvazione parlamentare. Rimangono in vita gli organismi creati per far fronte alla pandemia, ossia il commissario straordinario e il Comitato Tecnico Scientifico. Il Cts è stato istituito il 5 febbraio 2020 con ordinanza del ministero della Salute e poi modificato, nella sua composizione, il 17 marzo 2021. Attualmente è composto da 11 membri, con il ruolo di coordinatore affidato al presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli.

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