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Allarme stagionali in Trentino: rimasti senza lavoro e alloggio, non possono tornare a casa

A causa del blocco delle frontiere i lavoratori sono bloccati nella Provincia

Tra i tanti effetti negativi dell'emergenza sanitaria in corso c'è anche la situazione allarmante dei lavoratori stagionali stranieri. Con la chiusura degli alberghi nei luoghi turistici del Trentino, infatti, sono rimasti senza lavoro e senza alloggio, ma non possono nemmeno tornare a casa nel proprio paese di origine, perché le frontiere sono chiuse. A denunciare la loro condizione il presidente dell'associazione italo romena Dan Ioan e l'ex presidente regionale del Cnca (Coordinamento nazionale comunità d'accoglienza)  Vincenzo Passerini.

La maggior parte di questi lavoratori - segnala Passerini - si trova in val di Fassa e val di Fiemme. L'ambasciata romena è in contatto con la Provincia per trovare una soluzione provvisoria di accoglienza. "C'è davvero da augurarsi che l'ente pubblico dia una pronta risposta di accoglienza - dichiara l'ex presidente del Cnca -. Resta lo squallore di chi ha si è servito di queste persone straniere e poi le ha abbandonate al loro destino. I lavoratori stagionali stranieri sono da anni la colonna portante di tanti nostri settori economici e sociali. Senza di loro l'Italia chiude. Però l'Italia ha dato un mare di voti al partito che odia gli stranieri e li addita come la peste. Un mare di ipocrisia e inciviltà".

Passerini ha voluto inoltre ricordare le problematiche riscontrate in queste settimane nell'ambito agricolo: "Poco più di due settimane fa Gianluca Barbacovi, presidente della Coldiretti del Trentino, lanciava l'allarme per le tante disdette di lavoratori stagionali stranieri. La raccolta dei piccoli frutti è a rischio. E siamo solo all'inizio. Un quarto del made in Italy agricolo dipende dai 370 mila lavoratori regolari stranieri. Noi aggiungiamo: altre centinaia di migliaia di irregolari sono sfruttati come schiavi".
 

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