Giovedì, 29 Luglio 2021
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Sindacati preoccupati: "più sostegni economici e politiche di attivazione"

La crisi erode il potere d’acquisto dei trentini e la Provincia non spende neppure quello che stanzia per le famiglie. Crescono le domande di reddito di cittadinanza

La crisi erode il potere d’acquisto delle famiglie trentine che con sempre maggiore difficoltà riescono a mettere da parte qualche risparmio. Per la maggior parte, addirittura, l’idea stessa è diventata un miraggio visto che faticano ad arrivare alla fine del mese. E’ questa la lettura a cui arrivano Cgil Cisl Uil mettendo insieme l’analisi della Camera di commercio sulle abitudini di consumo delle famiglie trentine e l’incremento delle domande di reddito di cittadinanza. “E’ la dimostrazione della situazione di grave difficoltà in cui si trovano molti nuclei che vivono sul nostro territorio – fanno notare i tre segretari generali Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti -. Per questa ragione abbiamo chiesto, inascoltati, che venissero aumentate le risorse per interventi a sostegno di lavoratori e lavoratrici, dei disoccupati e dei cassintegrati. Come siano andate le cose è noto: nessuna risposta all’altezza di questa emergenza. Anzi giacciono ancora non spesi nelle casse di Piazza Dante 13 milioni di euro destinati alle famiglie stanziati ormai un anno fa. E’ scandaloso”. Cgil Cisl Uil partono dagli ultimi dati sulla congiuntura economica. Nei primi quattro mesi del 2021, l’Inps certifica che state raccolte il 66% di tutte le domande di reddito di cittadinanza presentate nel corso dell’intero 2020. Mentre la Camera di Commercio attesta che ormai 7 famiglie su 10 dichiarano di non riuscire più a risparmiare neppure un euro a fine mese. “Abbiamo ascoltato anche qualche imprenditore - incalzano i tre segretari generali - dire che il risparmio nelle banche è aumentato nel corso del 2020. Forse però si riferivano ai propri conti correnti visto che le diseguaglianze sono aumentate anche in Trentino a causa della crisi”.

Per questo i sindacati rilanciano sulla necessità di ampliare gli interventi economici per le famiglie che rischiano di scivolare in situazione di povertà e per quelle che già si trovano in condizione di forte precarietà economica. Ma non solo. Accanto alle misure di sostegno al reddito e per la casa le tre confederazioni chiedono la messa in campo di misure di politiche attive del lavoro per favorire la formazione e riqualificazione professionale dei disoccupati e sostenere il loro reinserimento lavorativo. “Purtroppo oggi nessuno dei percettori del reddito di cittadinanza è preso in carico sul piano dell’attivazione – denunciano i tre segretari -. Abbiamo sempre sostenuto la necessità di aiuti universali, ma anche il fatto che essi siano legati a misure di condizionalità che sono lo strumento imprescindibile per aiutare i senza lavoro ad uscire dalla situazione di marginalità economica e sociale”.
Dunque serve una presa in carico dei percettori, servono politiche attive di formazione e riqualificazione su cui innestare poi l’incontro domanda/offerta di lavoro. Un intreccio – ne sono certi i sindacati – che favorirebbe anche il ricollocamento sul mercato del lavoro, ma anche la risposta per settori che soffrono di carenza di manodopera, come il turismo e l’agricoltura.
“Bisogna agire in tempi rapidi, cominciando dal potenziare le risorse umane di Agenzia del Lavoro che ha il compito di tradurre in concreto questi interventi anche grazie alla rete dei servizi per l’impiego accreditati, mettendo in campo processi formativi adeguati e politiche di integrazione, visto che molti di questi soggetti sono stranieri e senza misure di base non riusciranno a trovare un’occupazione. Rinunciare a questo pilastro equivale a pregiudicare la validità stessa delle misure di sostegno”, concludono i tre segretari.

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