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Venerdì, 3 Dicembre 2021
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Quanto pesa la pandemia sull'homeschooling? I numeri del Trentino

L'educazione parentale è prevista dalla Costituzione, ma ci sono casi di famiglie che ritirano i figli per via delle regole anti contagio

È sempre più difficile in questo periodo di Covid distinguere tra le famiglie che scelgono consapevolmente l'educazione parentale (o homeschooling, un'opzione garantita dalla Costituzione e praticata per particolari esigenze familiari o di apprendimento) e quelle che hanno scelto di non mandare i figli a scuola per paura della pandemia. Nelle ultime settimane hanno fatto molto discutere i numeri relativi all'Alto Adige: nella Provincia autonoma di Bolzano infatti, sarebbero circa 600 i bambini in homeschooling.

In questo caso però, si tratterebbe di una presa di posizione delle famiglie, che non vorrebbero né vaccinare né sottoporre i loro figli alle misure anti-contagio in vigore nelle scuole. La denuncia è arrivata dalla parlamentare altoatesina Michaela Biancofiore, che parla di "boom di scuole clandestine per i figli delle famiglie no vax". Bambini molto spesso "sottratti alla socializzazione, e affidati ad insegnanti improvvisati, probabilmente privi di titoli".

Secondo le stime dell'agenzia Ansa, prima della pandemia erano tra la trentina e la cinquantina i bambini che studiavano in casa senza andare a scuola. Nell'anno scolastico 2020-2021, il numero è salito a 130.

Ma qual è la situazione del Trentino? I numeri ufficiali forniti dall'ufficio scolastico provinciale sono piuttosto contenuti. Ricordiamo che comunque l'istruzione familiare è equiparata a quella 'classica'. Ci sono controlli sul percorso di studi, e alla fine si sostiene un esame per il riconoscimento del titolo di studio. 

homeschooling trentino-2Secondo i dati forniti, su oltre 52mila studenti iscritti, appena 250 hanno scelto ufficialmente l'educazione parentale, lo 0,47% del totale. Un dato decisamente marginale, anche se probabilmente non tiene conto delle famiglie che non hanno comunicato la loro scelta ma hanno direttamente ritirato i figli da scuola. In questo caso ovviamente è difficile avere numeri precisi. "Ma è un fenomeno che per fortuna in Trentino non ha cifre consistenti" rassicura la dirigente del servizio istruzione della Provincia di Trento Monica Zambotti.

Quanto alle aree coinvolte, dai dati forniti, il fenomeno investe in particolare alcune aree quali le Comunità delle Valli di Fiemme e Fassa, Comunità Alto Garda e Ledro, Comunità Alta e Bassa Valsugana, Comunità Vallagarina. Inoltre, facendo un'analisi circa l'eventuale presenza di studenti o studentesse con disabilità si è potuto avere conferma che questa situazione non ha alcuna correlazione con le scelte dell'istruzione familiare.

Secondo la dirigente inoltre, i numeri non sono ulteriormente cresciuti dopo un piccolo aumento che si era già verificato lo scorso anno. La crescita dunque, più che al rifiuto delle norme di sicurezza, sarebbe legata alla paura di mandare i figli a scuola durante una pandemia. "Come è possibile evincere anche dai dati - ribadisce l'ufficio scolastico - si tratta di un fenomeno che coinvolge principalmente la scuola primaria e che senza alcun dubbio porta con sé i timori e le preoccupazioni di questi due anni di emergenza sanitaria". In ogni caso, sottolinea ancora la dottoressa Zambotti, "è bene essere osservatori attenti per capire se si tratta di un fenomeno che poi, passata questa emergenza, rientrerà o se invece ha altre motivazioni".

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