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Scuola e aperture estive, la Cgil: «Serve un patto tra insegnanti e famiglie, non gli scioperi»

Grosselli (Cgil): «Se Piazza Dante vuole costruire delle risposte per le famiglie lasci da parte gli spot e cominci a discutere di risorse da stanziare, personale della scuola da coinvolgere e proposte conciliative che riguardino non solo le famiglie che hanno figli nella scuola dell’infanzia, ma tutti i bambini e i ragazzi almeno fino a 14 anni»

Aprire le scuole in estate o lavorare su nuovi servizi educativi? Quello che oggi non sta funzionando è che il contrasto tra le parti a favore e contro è più vivo che mai e non si riesca a trovare un punto intorno al quale ragionare. La Cgil del Trentino, per bocca del suo segretario generale Andrea Grosselli, definisce come “incomprensibile” la possibilità che le organizzazioni sindacali di categoria proclamino uno sciopero provinciale del personale delle scuole dell’infanzia contro la decisione di tenere aperte le scuole anche a luglio. Questo, spiegano in una nota, non vorrebbe dire che la decisione che la Giunta venga accolta senza discussione dal sindacato di via dei Muredei.

«Non si tratta di legittimità» precisa Grosselli. «Ogni lavoratore ha diritto di scioperare, è sacrosanto ed è un diritto sancito dalla Costituzione italiana. Manifestare in piazza è il sale della democrazia. Lo abbiamo visto in questi mesi quando le piazze si sono riempite di imprenditori e lavoratori autonomi le cui aziende erano chiuse. Ieri, venerdì 7 maggio, erano in sciopero i lavoratori Sicor, lo sono stati e.lo saranno gli addetti al pulimento senza aumenti da 8 anni, lo faranno anche i dipendenti provinciali unici in Italia senza contratto, e mercoledì prossimo unitariamente saremo sotto il Consiglio provinciale per protestare contro una manovra anticrisi che dà poco o nulla ai lavoratori e alle loro famiglie».

Il punto, secondo i sindacati, è un altro. «Se Piazza Dante» spiega Grosselli «vuole costruire delle risposte per le famiglie lasci da parte gli spot e cominci a discutere di risorse da stanziare, personale della scuola da coinvolgere e proposte conciliative che riguardino non solo le famiglie che hanno figli nella scuola dell’infanzia, ma tutti i bambini e i ragazzi almeno fino a 14 anni. Il tavolo di confronto con l’assessore Bisesti non è chiuso ed è bene che Provincia e i sindacati di categoria proseguano la discussione, ragionando sul merito per costruire una soluzione che ponga i presupposti per guardare oltre questa fase di emergenza e faccia del Trentino realmente una terra di sperimentazione sul piano educativo, didattico e dei servizi all’infanzia».

Per la Cgil del Trentino la base di partenza per una proposta strutturale che valga anche per i prossimi anni potrebbe essere proprio l’idea avanzata a livello nazionale dalla circolare del ministro Bianchi che mette al centro il bisogno di socializzazione dei ragazzi e ragiona su un’offerta che, pur partendo dalla scuola, si intreccia e valorizza le competenze anche del Terzo Settore durante l’estate. Una soluzione che in Trentino potrebbe essere declinata anche valorizzando le competenze delle molte realtà del sociale che da anni operano con qualità nell’ambito dei servizi conciliativi estivi.

Il tutto lasciando libertà di scelta alle famiglie. «Su questo punto» avverte Grosselli «la Cgil non transige: è inaccettabile che, in perfetto stile Unione Sovietica, la Giunta Fugatti imponga alle famiglie, anche le meno abbienti, come unica soluzione la scuola dell’infanzia a luglio, magari in fondo valle con 40 gradi all’ombra, impedendo a questi nuclei familiari di poter accedere agli sconti tariffari di centri estivi e colonie magari con progetti educativi speciali e in contesti più liberi e all’aria aperta».

«Non ci stiamo al gioco di chi vuole mettere il personale della scuola contro i genitori» conclude il segretario generale della Cgil del Trentino. «Anzi su questi temi siamo pronti a promuovere un patto tra mondo della scuola, i bambini e le loro famiglie. Crediamo però che l’impegno e la professionalità di moltissime insegnanti anche della scuola dell’infanzia vada riconosciuto e non strumentalizzato, soprattutto quest’anno in cui il personale ha lavorato con impegno e dedizione in mezzo a mille restrizioni anche quando i livelli del contagio a novembre, nel silenzio della Giunta, avevano raggiunto livelli insostenibili insieme al numero di decessi inaccettabili tra i nonni dei bambini che frequentavano le scuole. Così come non va strumentalizzato, ma ascoltato il bisogno di conciliazione delle famiglie. Per questi motivi lo sciopero non è oggi la strada da imboccare» .

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