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Il presidente dell'Ordine dei Medici: "Screening di massa anche in Trentino"

"Dire che si è persa la possibilità di tracciamento non ha senso, dobbiamo andare a scovare chi ha sintomi lievi" spiega Ioppi

Mentre l'Alto Adige si prepara allo screening di massa del 20/22 novembre, quando saranno somministrati tamponi a 350.000 persone, anche in Trentino si fa strada l'idea di sperimentare una simile opzione. A chiedere alla Giunta provinciale di ripetere quello che la vicina Provincia autonoma di Bolzano si appresta a fare è l'Ordine dei Medici del Trentino. Alzare bandiera bianca dicendo che ormai le possibilità di tracciamento sono a zero non ha senso, secondo il presidente dell'Ordine Marco Ioppi. "Se volgiamo ostacolare il virus bisogna fare uno screening di massa a partire dalle fasce a rischio, esteso ad altre fasce della popolazione sarebbe ancora meglio" spiega.

"Abbiamo una situazione simile all'Alto Adige: siamo un territorio piccolo, grazie all'autonomia abbiamo spazio di manovra per fare un'operazione del genere, ed abbiamo una grande risorsa: il volontariato" dichiara Ioppi. Un'operazione impensabile in Veneto o in Lombardia, in un territorio come il Trentino potrebbe invece portare ad enormi vantaggi sul piano del contenimento del contagio.

"Abbiamo le caserme dei Vigili del Fuoco, ce n'è una in ogni paese, usiamo quelle - prosegue il presidente dei Medici -. L'Ordine da sempre ha detto che bisogna anticipare e non inseguire, è chiaro che è uno sforzo enorme che richiede risorse importanti, ma abbiamo le possibilità e bisogna crederci. Dire che dobbiamo rinunciare perché ormai si è persa la possibilità di tracciamento non ha senso, proprio perché siamo una piccola realtà. E' fondamentale andare a scovare chi presenta una sintomatologia lieve ed è perciò "libero" di andare in giro, avere relazioni sociali, e diffondere il contagio. Questo si può fare solamente con un'operazione di massa".

Si tratta, aggiungiamo noi, anche di un modo per ottimizzare lo sforzo quotidiano che Azienda anitaria, Fondazione Mach e Fondazione Bruno Kessler mettono in campo da mesi per analizzare i 2.000-3.000 tamponi giornalieri, concentrando lo sforzo per ottenere macrodati più funzionali ad isolare il virus. "Il tampone fatto per diagnosi non ci serve più - conclude Ioppi - ormai i medici sanno riconoscere i sintomi ed accertare positività conclamate, sono gli asintomatici che sfuggono. In Alto Adige hanno capito che questa è la strada per arrestare una pandemia che è ormai inverosimile, è diffusissima, viaggia nelle famiglie ed appare francamente inarrestabile senza uno screening della popolazione". 
 

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