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Domenica, 5 Dicembre 2021
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Sblocco licenziamenti: cosa succede dal 1º luglio dopo l'intesa tra governo, aziende e sindacati

È stato firmato l'avviso comune che impegna le aziende a utilizzare gli ammortizzatori sociali prima di procedere ai licenziamenti. Impegno sì, ma nessun obbligo vero e proprio. Per il ministro Orlando "si rafforza dialogo sociale"

È arrivato anche lo sblocco dei licenziamenti. C'è un accordo, ma non ci sono dei vincoli, tra Governo, sindacati e imprese. Queste tre parti hanno firmato, al termine di un lunghissimo confronto, l'avviso comune che impegna le aziende a utilizzare gli ammortizzatori sociali prima di procedere ai licenziamenti. Il documento congiunto, a quanto si apprende da fonti di governo, è stato firmato dal premier Mario Draghi, dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando, dai leader di Cgil, Cisl e Uil e da Confcooperative, Cna, Confapi e Confindustria. All'avviso comune è stato associata anche l'istituzione di un tavolo di monitoraggio a Palazzo Chigi per governare e seguire eventuali emergenze sociali in vista del superamento del blocco dei licenziamenti in scadenza il 30 giugno. Come riporta Today, il Cdm si dovrà riunire per dare il via libera al decreto ponte sul blocco.

Lo sblocco dei licenziamenti

Cosa c'è nell'intesa? La proroga, secondo quanto deciso dalla cabina di regia, dovrebbe riguardare solo i settori del tessile, le scarpe e moda. "Le parti sociali - si legge nel testo diffuso in serata da Palazzo Chigi - alla luce della soluzione proposta dal Governo sul superamento del blocco dei licenziamenti, si impegnano a raccomandare l’utilizzo degli ammortizzatori sociali che la legislazione vigente ed il decreto legge in approvazione prevedono in alternativa alla risoluzione dei rapporti di lavoro. Auspicano e si impegnano, sulla base di principi condivisi, ad una pronta e rapida conclusione della riforma degli ammortizzatori sociali, all’avvio delle politiche attive e dei processi di formazione permanente e continua".

"Con l'accordo di questa sera si rafforza quel dialogo sociale che abbiamo sempre promosso e che consente di avere più strumenti per lavoratori e imprese per gestire le crisi" twitta il ministro del Lavoro Andrea Orlando.

I licenziamenti vengono sbloccati comunque: c'è una "raccomandazione" alle aziende di fare 13 settimane di cassa pagata dallo stato prima di licenziare. "Si impegnano a raccomandare". "Auspicano e si impegnano". "Principi condivisi". Leggendo le dichiarazioni post-confronto, si ha la sensazione che quella dei sindacati non sia certo una vittoria a tutto campo. Anzi.

La proroga del blocco dei licenziamenti per le grandi imprese sarà valida dal primo luglio al 31 ottobre, ma solo per le imprese del tessile, delle calzature e degli altri comparti della moda. In altri settori i licenziamenti potranno tornare liberi. Today sottolinea ancora che l'accordo finale permette a Cgil, Cisl e Uil di incassare qualcosa in più rispetto a come si erano messe le cose. Le 13 settimane aggiuntive di cassa integrazione gratuita saranno quindi concesse non solo alle imprese che sono al centro delle grandi crisi di casa al Mise, ma anche a quelle che fanno riferimento a piccole e micro-vertenze locali. Le imprese che usufruiranno di questa tranche non potranno licenziare prima di averla utilizzata tutta. Nessuna proroga automatica del blocco quindi, ma di fatto in molte situazioni il blocco andrà avanti almeno fino a quando utilizzeranno la nuova cassa integrazione.

Non c'è alcun obbligo per le aziende

L'intesa raggiunta a Palazzo Chigi tra sindacati e governo sui licenziamenti, dice il segretario della Cgil Maurizio Landini, "mi sembra un risultato importante, che risponde alla mobilitazione che c'è stata sabato: avevamo detto che uniti avremmo portato avanti l'iniziativa fino al risultato e oggi il risultato c'è, perché dal primo di luglio, oltre al blocco selettivo del tessile, l'impegno è quello di utilizzare prima la cassa ordinaria, gli strumenti, laddove ci fossero problemi organizzativi per ricorrere ai licenziamenti". "Questo è un fatto importante - prosegue - perché vuol dire mettere al centro la difesa del lavoro e avviare un processo di confronto, di merito. In questa dichiarazione firmata pochi minuti fa è previsto anche l'impegno, nei prossimi giorni, per avviare il confronto per la riforma degli ammortizzatori sociali, per le politiche attive e per la formazione. L'impegno del governo è anche ad affrontare gli altri temi di riforme fondamentali che devono essere realizzate, perché è necessario che il mondo del lavoro sia coinvolto nei cambiamenti e nelle scelte da fare in questo paese. Oggi è una giornata davvero importane, credo che l'unità delle sigle sindacali abbiano prodotto un risultato non solo per i lavoratori ma per l'intero paese".

“E’ stato un negoziato intenso che ci ha permesso di migliorare e rafforzare i contenuti del Decreto Sostegni bis e le soluzioni individuate ieri dalla Cabina di Regia del Governo” dice il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, alla fine dell’incontro a Palazzo Chigi. “Abbiamo raggiunto un’intesa articolata", prosegue. Quattro i punti fondamentali: "Il Governo ha confermato la volontà di introdurre criteri selettivi nella proroga del blocco dei licenziamenti e nella proroga della Cassa Covid, indicando nel tessile, nella moda e nel calzaturiero i comparti interessati; saranno introdotte 13 settimane aggiuntive di Cassa gratuita per tutte le imprese, sia per le crisi nazionali al Mise sia per le piccole e micro-vertenze regionali e provinciali. Scatta l’obbligo a non licenziare se non dopo aver consumato la nuova dotazione".

A questo si aggiunge, prosegue Sbarra, anche un importante avviso comune tra Cisl, Cgil Uil, Confindustria, Confapi, Sistema della Cooperazione patrocinato dal Governo con cui gli imprenditori si impegnano, prima di avviare interventi di risoluzione dei rapporti di lavoro, a utilizzare tutti gli strumenti istituzionali e contrattuali a disposizione e previsti dalla legge. E dunque: cassa integrazione, ma anche contratti solidarietà difensivi ed espansivi, intese di riduzione/ rimodulazione orario di lavoro. Quarto elemento qualificante dell’accordo,. dice ancora Sbarra, "è un nuovo tavolo di monitoraggio a Palazzo Chigi tra il governo e Cgil Cisl Uil per verificare l’andamento dell’intesa e risolvere eventuali situazioni di criticità".

Per la Cisl resta inoltre "essenziale" dare subito un impulso decisivo alle politiche attive. "In attesa di un rapido via libera a una riforma complessiva, già nel decreto in cantiere va istituito un Fondo di solidarietà che faccia ripartire l’assegno di ricollocazione e animi percorsi di formazione e riqualificazione per le persone in cassa integrazione e in Naspi". Complessivamente, prosegue, "abbiamo conquistato una mediazione avanzata, con progressi significativi che capitalizzano gli sforzi di queste settimane di mobilitazione nei luoghi di lavoro, nei territori, nelle categorie e con le manifestazioni di Firenze, Torino, Bari". "Ora il nostro impegno andrà avanti per verificare l’applicazione di ogni singolo punto e soprattutto per avviare una stagione concertata di riforme e investimenti che da un lato permettano la costruzione di nuove reti di protezione e promozione universale, e dall’altra consolidino rapidamente lo scenario di ripresa economica”.

"Mi sembra un segnale importante. Intanto perché viene data una risposta alle tante persone che in questo periodo avevano preoccupazioni su cosa sarebbe successo nei prossimi giorni e nelle prossime settimane" dice al termine del tavolo a Palazzo Chigi il segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri. "Ci sembra importante per l’impegno del governo, del presidente Draghi e del ministro Orlando che si sono spesi anche nell’avviso comune con le parti sociali e hanno ripreso la nostra proposta di utilizzare gli ammortizzatori sociali disponibili prima di avviare qualsiasi procedura di licenziamento", prosegue. "C’è il perfezionamento delle aree di crisi. C’è un passo in avanti verso un percorso che riparte con il rispetto delle persone del lavoro".

Usare tutti gli ammortizzatori sociali a disposizione prima di licenziare

Sono gli ultimi passaggi, un accordo con cui si 'blinda' la responsabilità delle imprese ad esaurire prima di procedere ai licenziamenti tutti gli ammortizzatori sociali a disposizione. Pare proprio che Confindustria non avesse intenzione di introdurre alcun obbligo per le associate ad utilizzare le settimane di cassa integrazione prima di interrompere il rapporto di lavoro come avrebbero voluto i sindacati. Pare caldeggiasse una soluzione che prevedeva una semplice "raccomandazione" rivolta alle aziende. Era questa la mediazione massima possibile, avrebbero ripetuto nel corso della serata che ha visto un ping pong telefonico tra il premier Mario Draghi ed il presidente Carlo Bonomi.

L'impresa d'altra parte, avrebbe spiegato ancora Confindustria secondo la ricostruzione delle agenzie, è libera e sovrana e non sarebbe stato possibile introdurre nessun impegno vincolante. Una impasse comunque superata. "Le parti sociali alla luce della soluzione proposta dal Governo sul superamento del blocco dei licenziamenti, si impegnano a raccomandare l’utilizzo degli ammortizzatori sociali che la legislazione vigente ed il decreto legge in approvazione prevedono in alternativa alla risoluzione dei rapporti di lavoro. Auspicano e si impegnano, sulla base di principi condivisi, a una pronta e rapida conclusione della riforma degli ammortizzatori sociali, all’avvio delle politiche attive e dei processi di formazione permanente e continua”, recita infatti il testo.

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