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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Sanità

Sanità, i sindacati dicono no a depotenziare il pubblico a vantaggio dei privati

Cgil, Cisl, Uil e Nursing up si dicono preoccupati: "Così un numero crescente di medici e infermieri lascerà la nostra provincia. L’accesso a cure di qualità deve restare un diritto garantito a tutti i cittadini"

Per far fronte alle lunghissime liste d'attesa per le visite specialistiche, anche "causa covid", nel 2021 l'Azienda provinciale per i servizi sanitari (Apss), su indicazione della Provincia autonoma di Trento e del governo, ha versato alla sanità privata (strutture e ambulatori convenzionati) 22,59 milioni di euro. La cifra prevista nel budget annuale era di 19,77 milioni di euro: 2,82 milioni di euro in più del previsto. Dati che, letti assieme alla riforma sanitaria provinciale in atto, preoccupano i sindacati.

Per Cgil, Cisl e Uil “l’ampliamento delle prestazioni e delle analisi in convenzione alle strutture private non è solo la risposta all’emergenza imposta dalla pandemia. È indubbio che il covid ha messo sotto stress ospedali e ambulatori pubblici allungando le liste d’attesa. La verità, però, è che le strutture, soprattutto in alcuni settori, erano già in forte difficoltà per la carenza di investimenti nella sanità pubblica, per la difficoltà di attrarre personale medico e sanitario specializzato, tecnici di laboratorio e operatori socio-sanitari (oss) e per carenze organizzative".

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I sindacati ricordano come nel 2019 l'attuale Giunta provinciale volesse tagliare di 120 milioni di euro il bilancio dell’azienda sanitaria. Ora il timore è che questo spostamento dell’asse sulla sanità privata non sia temporaneo, ma rappresenti un ulteriore tassello della riorganizzazione della sanità trentina. “Se questo è l’obiettivo stiamo sbagliando strada - avvertono i segretari generali dei tre sindacati Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti -. Spostare le risorse sui privati invece che potenziare il pubblico produrrà un impoverimento della sanità trentina, spingendo un numero maggiore di professionisti della sanità a lasciare ospedali e strutture della nostra provincia per mete più appetibili".

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Sul tema è intervenuto anche Cesare Hoffer, coordinatore Nursing up (il sindacato degli infermieri) di Trento: “Il sistema pubblico deve essere difeso e valorizzato per il suo carattere universalistico e non legato alla logica del profitto, che spesso si scontra con quella delle buone cure”.

"Stressati, sfiniti e demotivati, spesso vittime di aggressioni fisiche e verbali, con elevatissimi carichi di lavoro, gli infermieri meritano il giusto riconoscimento - aggiunge Hoffer -. Nelle realtà altoatesine ed europee a noi confinanti gli stipendi sono superiori di 400-500 euro al mese. Serve subito un tavolo per il rinnovo contrattuale, per riconoscere le indennità covid, l’aumento tabellare, le fasce, le nuove indennità sanitarie previste a livello nazionale. Finora dalla Provincia non abbiamo ottenuto risposte".

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Da qui la richiesta di essere trasparenti sul percorso di riorganizzazione che attende la sanità trentina: “Non vorremmo che a guidare la riforma fossero forme di conflitto d’interessi che fanno pendere la bilancia a vantaggio dei privati visto che oggi il massimo rappresentante della sanità provinciale arriva da una lunga esperienza ai vertici della sanità privata”, concludono i tre segretari provinciali dei medici.

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