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Attualità Sanzeno / Via San Romedio, 1

San Romedio: conoscete la leggenda trentina del santo e dell'orso?

Visto che quest'anno, a causa della pandemia, non si terrà il tradizionale pellegrinaggio con le fiaccole, ecco alcune "pillole" della leggenda del santo e dell'orso

Se l'orso si mangia il cavallo, non resta che cavalcare l'orso. Sembra un antico proverbio zen, ma è invece la morale di una leggenda decisamente nostrana. Il miracolo attribuito a san Romedio, eremita del IV secolo ancora oggi venerato in Trentino, può essere considerato un esempio di radicale ottimismo. Come tale è stato interpretato da generazioni di trentini, come testimoniano i numerosi dipinti "ex voto" che colorano le pareti del santuario, incastonato in uno spettacolare canyon nei pressi di Sanzeno.

Romedio, di cui conosciamo solo il nome di battesimo, nacque presumibilmente attorno al 330 d.C., in un villaggio nei pressi di Innsbruck identificato con l'odierna Thaur. Cresciuto in una famiglia nobile di tradizione militare, da adulto decise di fare la vita dell'asceta. Dopo aver lasciato ogni sua proprietà al clero per opere di bene, si mise in viaggio verso Roma per incontrare Papa Giulio I. Secondo la leggenda nel viaggio lo accompagnarono due amici, dai nomi particolarmente evocativi: Abramo e Davide. 

La leggenda delle Dolomiti

Dalla cittadina tirolese di Thaur il giorno di San Romedio parte un cammino che ripercorre il viaggio di san Romedio fino all'eremo che porta il suo nome, in un angolo particolarmente suggestivo della Val di Non, nel Trentino occidentale. Lungo il viaggio, infatti, Romedio si fermò a Trento dove conobbe il grande evangelizzatore del Trentino, Vigilio, successivamente martirizzato dalle popolazioni pagane della Val Rendena, ed i santi anauniensi Martirio, Sisinio ed Alessandro, anch'essi martiri in Val di Non. Nel viaggio di ritorno da Roma si fermò nuovamente a Trento e, forse consigliato dallo stesso Vigilio, si stabilì nel luogo magico che ancora oggi lascia a bocca aperta migliaia di visitatori all'anno: una roccia a strapiombo su una forra scavata da un impetuoso torrente. 

Perché l'agrifoglio porta fortuna?

Venerato come santo fin dal medioevo ed ufficializzato nel XV secolo, san Romedio è il protagonista di diverse leggende popolari. La più curiosa è sicuramente quella che lo lega all'animale simbolo di queste zone: l'orso. Si narra infatti che, dovendo recarsi a Trento, l'eremita chiese a due suoi confratelli di sellare l'unico cavallo del monastero. I due, però, tornarono sconvolti dal loro maestro spiegando che del cavallo non rimanevano che la sella e le briglie: era stato divorato da un feroce orso, che si aggirava ancora nei paraggi. Con tutta tranquillità san Romedio si fece indicare il luogo in cui si trovava l'animale e si incamminò nel bosco per raggiungerlo.

La leggenda del Palazzo del Diavolo

Possiamo solo immaginare lo stupore dei due confratelli quando lo videro poco dopo sulla strada per Trento a cavallo dell'orso, che indossava sella e briglie. La leggenda è ancora oggi molto diffusa in Trentino. C'è però una piccola curiosità: in tutte le immagini toriche Romedio viene raffigurato accanto ad un orso il quale, pur indossando sella e briglie con l'evidente fine di fungere da "mezzo di trasporto", è molto più piccolo del santo. Non si conosce un'immagine, ad eccezione di quelle moderne, in cui il santo si trovi propriamente a cavallo del plantigrado. Forse, una volta impartita la lezione all'orso, era stato tanto gentile da "graziarlo" e risparmiargli la fatica di portarlo in groppa fino a Trento.

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